Quando inizia un nuovo anno la prima cosa necessaria a cui pensare è: fare pulizia. Dentro e fuori. Prepararsi, con un po’ di rassegnazione zen, al confronto con gli orridi “bilanci” dei primi giorni dell’anno.

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Per prima cosa: ripulire il guardaroba. Proprio quando pensi che ormai sia arrivato il momento di eliminare, senza guardarle, tutte quelle cose che si nascondono negli armadi e che volevi dimenticare da un bel po’, arriva tua madre che, in una session di “valutazione del tuo guardaroba” non richiesta, apre l’armadio e, magicamente, eccola là: l’orrida gonna pantalone, il simbolo dei traumi della tua infanzia, che avresti dovuto decisamente bruciare quindici anni fa. Fatto.

In seconda posizione c’è: ripulire un po’ il passato e i ricordi, dall’interno e dall’esterno. Ciò che accomuna noi maniaci dell’accumulo compulsivo è proprio la sensazione che ogni ritaglio di giornale, appunto su tovagliolo, volantino qualsiasi possano essere importanti per ricostruire la nostra storia. A volte capita di ragionarci su e in quei momenti capiamo che non proprio tutto serve alla nostra storia: c’è una specie di rumore di fondo fra le nostre cose, nei nostri cassetti, nelle nostre scatole di cartone piene e archiviate che si può pulire per sentirlo più forte e chiaro, più bello e con una voce nuova, il pezzo mancante nel nostro racconto. Per cui lasciamo pensieri vecchi e ricordi che non funzionano e buttiamo quintali di carta, con coraggio e senza paura di affrontare gli operatori ecologici in collera che verrano a raccoglierci il bancale di scatoloni pieni di carta per la differenziata. Fatto.

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Poi, dopo tutta una serie di riti propiziatori (fra cui bruciare in giardino: il calendario e l’agenda vecchi, insieme al maglione di lana di cammello super allergica regalato come ogni Natale dalla nonna), ok parliamone: l’anno appena passato. Molto semplice: se mi soffermo sulle prime tre cose che mi vengono in mente è già più che sufficiente come analisi per raggiungere una valutazione poco confortante: una storia è finita, mi sono licenziata dal lavoro, il trasferimento per un nuovo progetto all’estero è sfumato.

Mi rendo conto, ad un tratto, che in realtà ho anche passato i giorni migliori a cucinare, quelli più rilassati e felici a condividere pranzi, cene e chiacchiere. La verità è che è solo una scelta mia quella di eliminare ciò che non è andato bene per fare spazio a ciò che invece è positivo e che voglio portare con me nel nuovo anno. Ci penso da giorni: se questa cosa della cucina diventasse non solamente un hobby? Perché no? Fare o non fare, non c’è provare.

Ci vogliono essenzialmente due cose: qualche attrezzatura in più in cucina e… le altre ragazze! Sì, perché non è solo cucinare ma ricreare per qualcun altro quell’atmosfera bella e costruttiva di quando ci ritroviamo a tavola tutte insieme. Sì, certo, loro ancora non lo sanno…

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Così in questi giorni corrieri di Amazon in fila indiana stanno facendo avanti e indietro da casa mia per consegnarmi attrezzi nuovi: è evidente che buttando via un po’ di carta non è che si risolve il problema dell’accumulo. Vabbè.

E stasera: cena con le altre. Preparo la Bagna Cauda e conto sul fatto che tra aglio e vino piemontese (per Daniela dovrò contare solo sull’aglio) a una certa ora saranno sufficientemente inebriate, diciamo, e pronte per lo sgancio della notizia-bomba e ancor più del loro coinvolgimento nel progetto social eating prova uno.

Come previsto alle ore 22:00 le guardo e vedo leggerezza ignara nei loro sguardi.

-Ragazze, vi devo dire una cosa.

* Il titolo è stato preso in prestito da una delle massime del Gran Maestro Jedi Yoda di Star Wars.

Bagna Cauda

Ingredienti
250 g di olio extravergine d’oliva, 200 g di Acciughe Rosse di Spagna sotto sale, 70 g di burro, 5 spicchi d’aglio, 1 Cardo Gobbo di Nizza Monferrato, 1 carota arancione, 1 carota viola, 2 peperoni molto carnosi (uno rosso e uno giallo), 2 topinambur, 1 patata rossa, 1 patata viola, 2 cespi di indivia belga, 2 cespi di radicchio rosso, 2 cipollotti, 1 ciuffo di germogli di cavolo verza piccolo, 1 cavolfiore broccolo piccolo, 1 limone

Preparazione
Prepara subito le verdure: pulisci i cardi togliendo le costole più dure e tutti i filamenti con il pelapatate, poi tagliali a pezzetti e immergili in acqua acidulata con il limone (per evitare che si anneriscano). Lava e pela le carote, le patate e i topinambur. Pulisci i peperoni e i cipollotti, poi sfoglia e lava con acqua corrente la verza, il radicchio, l’indivia e i broccoli. I cardi, il radicchio e l’indivia vanno serviti crudi: il cardo a listarelle e le insalate suddivise foglia per foglia. Carote, topinambur, verza, broccoli e patate vanno lessati e serviti tagliati a cubetti o a listarelle. Per quanto riguarda i peperoni puoi passarli al forno e, dopo averli spellati, tagliarli a striscette. Metti, inoltre, ad appassire in forno anche i cipollotti. Nel frattempo inizia a preparare la salsa: trita finemente l’aglio e mettilo in un tegame di terracotta insieme alle acciughe, ridotte in poltiglia, dissalate e, in caso, ben pulite e diliscate. Copri il trito con l’olio e lascia sobbollire a fuoco lento per 30 minuti senza mai lasciarlo soffriggere. Mescola di continuo con un cucchiaio di legno finché gli ingredienti non si saranno completamente sciolti. A questo punto, lascia cuocere la crema per altri 10 minuti e aggiungi il burro, continuando a mescolare. Ancora 10 minuti e la salsa sarà pronta. Puoi servirla in piccole ciotoline individuali in ceramica o con i tradizionali fuiòt ossia mini tegamini dotati di fornelletto e candelina per mantenere la salsa sempre calda. Servi la Bagna Cauda insieme a tutte le verdure tagliate a pezzi o listarelle ed eventualmente polenta arrostita o fritta, fette di pane abbrustolito, uova sode o fresche da strapazzare direttamente nel tegamino.

Abbinamento consigliato: senza nessun dubbio il Dolcetto d’Alba DOC, un bel vino dal colore rosso rubino che, grazie al suo sapore asciutto, amarognolo, di buona acidità e corpo riesce a bilanciare, non essendo particolarmente tannico, la sapidità e l’intensità molto forte del piatto.

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about Laura

Dicono che io sia una foodie esperta, musicofila e librofila, irrimediabilmente affetta dalla sindrome della tuttologia. Se la vita fosse una selezione di categorie, mi collocherei in quella degli "smanettoni". Moderatamente nerd, talvolta mi convinco di essere la reincarnazione di Carême. Abito in Via delle Ortiche 23, primo piano, appartamento a est.

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