Ci sono momenti nella vita in cui alcune cose collassano, in cui una qualsiasi valvola di sfogo diventa un’ancora, un desiderio, una meta. In questa casa succede sempre durante i giorni delle feste nazionali.

Oggi è il Primo Maggio e sono tutti a casa dal lavoro o dall’asilo: il mio istinto di sopravvivenza inizia subito a lavorare per me.
Accendo un incenso e faccio le pulizie alle ore 6:00, mentre tutti dormono e, intanto che riordino la cucina e cerco una soluzione per la giornata, in fondo a un ripiano la vedo: una Petronilla vintage in direttissima dagli anni Settanta, una specie di “forno-pentola” portatile in alluminio da utilizzare sul fornello col buco in mezzo e con il nome di una martire cristiana. Era di una anziana e meravigliosa zietta che adoravo – forse l’unico elemento della mia famiglia che adoravo davvero – e che la usava compulsivamente ogni giorno, finché non me l’ha regalata. Un simbolo, un ricordo prezioso, forse un portafortuna.

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È un segno: ricompare una pentola dopo circa 10 anni e capisco tutto. Mi sento come Jessica Fletcher quando, guardando una oggetto qualsiasi della cucina, trova l’assassino.
La soluzione per oggi è una sola: i giardinetti! Non le feste in piazza, non le sagre di paese o qualche bislacca manifestazione di provincia. I giardinetti del quartiere e cibo per picnic.
Preparo ogni cosa: ciambella salata nella Petronilla, Chinotto, succhi di frutta bio, pane fatto in casa con salame e prosciutto cotto, torta di mele. Ovvio: il mio libro guida di oggi, Manicomio Giardinetti della Feltrinelli, e il plaid senza cui tutto è vano.

Generalmente, utilizzo la “soluzione Giardinetti” solo in casi di calamità naturale o estrema necessità perché sono spesso frequentati da un ecosistema genitori-figli con un tasso di complicanza relazionale davvero impegnativo.
Infatti, come volevasi dimostrare, lo riconosco da lontano: lo stuolo delle mamme di quartiere che si ritrovano nel parchetto per controllare tutto il regno. Forse era meglio scegliere il parco cittadino più grande, lo status di “in incognita” sarebbe stato più facile da ottenere.

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Appena arriviamo, capitanate dalla mamma alpha, la dominante del gruppo e quella che detta le regole, si girano tutte insieme a guardarci. O forse guardano solo me che oggi ho deciso di mettere gli anfibi e le calze a rete mentre loro sono tutte vestite di azzurro, tailleur e scarpe con tacco dodici. Ai giardinetti. Sì, esatto.
Ma non importa se poi la settimana prossima all’asilo il confronto con le mamme sarà un assoluto campo minato di parlottii, non importa. Ho raggiunto la meta perché il pargolo sta facendo la mille miglia nel prato rincorso dal padre che è rincorso dal cane, ha usurato l’altalena e lo scivolo pubblici, ha baciato una bambina piccola come lui che è arrossita, ha importunato con la simpatia che lo contraddistingue tutti i bambini perfetti delle mamme fashion del quartiere, fermi immobili su una panchina nei loro vestitini di Prada. Ho raggiunto la meta perché lui ride, felice.

Tra cinque minuti accadrà ciò che stavo aspettando. Tra cinque minuti padre e figlio, sfiniti, si addormenteranno sul plaid dopo aver spolverato la ciambella.
Mi butto in mezzo all’erba a guardare il cielo, terso e sincero. E sorrido anche io.

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“Com’è misterioso, il cielo… esiste da sempre, lassù, trascendendo il tempo. L’eternità… forse è il cielo stesso.” Jirō Taniguchi

Ciambellone rustico salato

Ingredienti
500 g di farina bianca “00”, 250 ml di latte intero, 200 g di mortadella in un paio di fette, 200 g di Emmentaler DOP, 12 g di lievito di birra in cubetto, 2 uova intere

Preparazione
Taglia a cubetti piccoli la mortadella e l’Emmentaler. In una terrina capiente mescola le uova insieme alla farina, al burro sciolto e a un pizzico di sale. Dopodiché aggiungi il latte e il lievito di birra, precedentemente stemperato in un paio di cucchiai di latte tiepido. Quando il composto risulterà omogeneo e colloso aggiungi i cubetti di Emmentaler e mortadella. Amalgama accuratamente l’impasto e versalo nella teglia da ciambella, imburrata e infarinata, in cui lo cuocerai: lascia lievitare il tutto per circa un’oretta, finché l’impasto non raddoppierà di volume. Fai cuocere il ciambellone in forno preriscaldato a 180°C per 30-40 minuti. Nel caso tu avessi una Petronilla a disposizione dopo la lievitazione posizionala sul fornello nel fuoco più piccolo, regolato al minimo, con uno spargifiamma: chiudila con il suo coperchio e lascia cuocere per circa un’ora il tuo impasto. Non aprire la Petronilla per circa 20 minuti: lascia riposare e dopo averla capovolta in un piatto, taglia la ciambella a fette e preparati a gustarla.
*Grazie a Elisa e alla sua Petronilla vintage!

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about Lidia

Sono una neo-mamma, ex-carnivora, in rotta di collisione con il mondo bio. In equilibrio precario tra la disciplina Zen di coltivare sul balcone e la tentazione di abbandonarmi al fritto, cerco costantemente conferme da tutti (cane compreso) Abito in Via delle Ortiche 23, primo piano, appartamento a nord.

2 comments
  1. stella says:

    Buon Primo maggio a tutta Via delle Ortiche ! Devo dire che finito di leggere i vostri post , mi salvo sempre il link , non solo per le ricette , ma per la ventata di freschezza sincera delle parole , per queste vostre storie quotidiane che mi lasciano il sorriso 🙂
    Stella

    • Federica Pasqualetti says:

      Grazie Stella!!! Che bello sapere che oltre la ricetta anche i nostri racconti lasciano un traccia, un sorriso e un ricordo in chi li legge: grazie davvero!! Un abbraccio

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