Ci sono cose che cambiano la luce di una giornata. Scoprire una parola che fino a ieri non sapevo esistesse è una di quelle.
“Fernweh” è la nostalgia di un posto in cui non sei mai stato, che non hai mai visto e non conosci, eppure in qualche modo incomprensibile ti chiama e a questo canto di sirena davvero non sai come resistere. Mi piace pensare che sia perché non sei destinato a farlo, perché in qualche modo, con il tempo necessario e prendendo strade secondarie e sterrate, prima o poi, ci arriverai. Comunque.

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La mia fernweh non è per un luogo dello spazio. È piuttosto un dove nel tempo, una deviazione che ho imparato dalla lavagna di un film di Zemeckis. Un intreccio di universi che ho voluto riconoscere nelle congetture di J.J. Abrams, nelle ore interminabili passate a Boston nel laboratorio del dottor Bishop. Un quando in cui io sono la versione migliore di me stessa. Meno ingenua, più decisa, meno fallibile, più magra. Una me stessa che guardandomi oggi, scuoterebbe la testa e tornerebbe sui suoi passi con la consapevolezza di aver realizzato a pieno un potenziale che io non so sfruttare. Che non ho mai imparato a vedere.

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C’è un altro universo, ne sono certa, e in questo altro universo io sono a casa che lo aspetto, mentre lui è fuori con la nostra migliore amica. Le sta facendo vedere il Comune che abbiamo scelto per il Matrimonio. Non è una sala fredda di un’anagrafe tirata a lucido: è piuttosto un castello medioevale con fotografie in bianco e nero alle pareti. Lei farà da officiante ed è emozionata, lui sa che non avrebbe potuto scegliere nessun’altra.

C’è un altro universo e in questo altro universo sono a San Francisco. Indosso una maglietta dei Led Zeppelin e sto pensando se andare o non andare alla presentazione dell’ultimo libro di Dave Eggers. Lui me l’ha chiesto almeno un paio di volte, ma sono certa che se anche non dovessi esserci non se la prenderà.

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C’è questo universo, infine. In cui non c’è verso di riuscire a dare l’ultima manciata di esami. In cui il Vicino ha detto a Daniela che ha intenzione di trasferirsi altrove. Un universo in cui dovrei mettermi seriamente a dieta, invece mangio un dolce oserei dire perfetto. Ci sono cose che cambiano la luce di una giornata, dicevo. Il clafoutis alle ciliegie è senza dubbio una di queste.

Clafoutis alle ciliegie

Ingredienti
500 g di ciliegie, 150 g di zucchero semolato, 150 ml di latte intero, 150 ml di panna fresca, 60 g di farina bianca “00”, 40 g di maizena (amido di mais), 20 ml di Kirsch, 3 uova, 1 bacca di vaniglia, 1 limone non trattato, burro, zucchero a velo, sale

Preparazione
Per prima cosa lava le ciliegie, asciugale e togli il nocciolo. Tagliale a metà e sistemale sul fondo della pirofila dopo averne imburrato e cosparso con lo zucchero i bordi bassi. In una ciotola sbatti le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto morbido e spumoso. In una terrina setaccia la farina con la maizena, aggiungi un pizzico di sale e inizia a incorporarla al composto preparato con uova e zucchero, continuando a mescolare con un cucchiaio di legno, con attenzione e precisione. A questo punto aggiungi il latte e la panna all’impasto, un poco alla volta. Poi aggiungi la scorza del limone grattugiato, i semi della bacca di vaniglia e il Kirsch, sempre continuando a mescolare. Versa la pastella, dalla consistenza collosa, sulle ciliegie e metti a cuocere il clafoutis, in forno preriscaldato a 180°C per circa 45 minuti, finché non risulterà soffice e ben dorato. A cottura ultimata togli il dolce dal forno, lascialo raffreddare e decoralo con una spolverata di zucchero a velo. Il clafoutis è buonissimo sia fresco che tiepido, con un po’ di gelato fatto in casa.

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about Emma

Sono una cinefila per vocazione, procrastinatrice professionista, laureata nell'arte di scongelare. Vivo di serie TV e ricordi d'America. Non ho (ancora) imparato a cucinare, ma spesso me ne dimentico. Abito in Via delle Ortiche 23, piano terra, appartamento a ovest.

4 comments
  1. floriana says:

    non so se sia la nostalgia di tempi morbidi di cui conservo un ricordo sempre più sbiadito o semplicemente il mio assoluto amore per le cose ben scritte e i pensieri ben detti… non so, ma mi sono commossa.
    … e stasera vado a casa…anche se è tardi accendo la musica (questa musica), mi metto ai fornelli e mi preparo questo dolce.
    pensandovi, naturalmente.
    grazie.

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