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Avete presente il sogno, dopo un anno passato ad arrancare di fatica varia ed eventuale e con il desiderio di riposo, di fare una vacanza green, ecosostenibile, immersi nella natura, in un angolo di paradiso incontaminato? E avete presente quando, per una qualsiasi ragione, passate l’onere al vostro convivente di prenotare proprio quelle vacanze? Perfetto. A volte capita che, così, ti ritrovi sulla costa tosco-ligure – che è bellissima – in campeggio con bambino, cane e un milione di cianfrusaglie infilati come sardine in un vecchio Westfalia.

Ma andiamo per punti: il campeggio. La scelta è stata molto semplice e governata da un’unica parola fortemente istintiva: selvaggio. Ci siamo accaparrati, ovviamente, la pineta in assoluto più lontana dal mare e totalmente priva dei servizi standard: niente attacchi elettrici se non uno ogni tanto posizionati assolutamente a caso, bagni in comune per centinaia di camper e roulotte quindi ore di coda anche solo per lavarsi i piedi, ma possibilità di fare fuochi e falò, incuranti della pineta e degli aghi di pino infiammabili a vista… Thoreau sarebbe stato fiero di noi.

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Dopo aver constatato che tutte le piazzole erano in pendenza e che avremmo dovuto dormire appesi come pipistrelli, tentiamo l’approdo al mare: 40 minuti di camminata + cane al guinzaglio + bambino al guinzaglio + marito al guinzaglio + i suoi centomila giochi senza i quali tutto sarebbe perduto e urlante! Per cui, facendo un rapido calcolo, per arrivare in spiaggia al mattino a un orario umano, compresa colazione e lunga coda ai bagni, avremmo dovuto svegliarci alle 4:30 del mattino. Una tragedia. E non solo: un déjà-vu.

Mi torna in mente quando da ragazzina passavo le estati al mare con i miei genitori che mi costringevano all’orario forzato da spiaggia: dalle 7 alle 7! Un vero incubo: orario continuato di esposizione al sole e all’aria marina salata con un risultato sulla pelle simile a quella di un vecchio marinaio. Incartapecorita e arruffata. Per anni, poi, io e il mare non ci siamo visti.

La spiaggia dove arriviamo, praticamente stremati dai trasporti eccezionali e dal tragitto in pieno sole e polvere, è divisa in due: quella libera e quella attrezzata con bar e piscina d’acqua dolce integrata. Indovinate noi dove siamo? Esatto.

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Montiamo una specie di accampamento di tende in stile romano e libero cane, marito e bambino: i due esseri umani in acqua per ore a raggrinzirsi come prugne secche e il cane a raccogliere legnetti, di cui era cosparsa la spiaggia, in una pira di segnalazione per naufraghi dietro le tende. Ottimo, ho pensato, lettura e birra forever sulla sdraio.

Il progetto idilliaco è durato poco: il piccolo quasi treenne diabolico aveva trovato il bellissimo passatempo di “prendere in prestito” i giochi di altri bambini per barattarli al bar della spiaggia vip in cambio di ciambelle fritte con lo zucchero. L’ho rincorso per tutto il litorale. Tutto ciò mentre Paolo faceva snorkeling tra un nuotatore e l’altro, asserendo di vedere chiaramente una barriera corallina. Quando ha centrato uno scoglio con la testa ho capito tutto.

L’unica soluzione, mentre speravo disperatamente che un surfista mi venisse a rapire, era svuotare la mente mangiando cozze alla marinara come se non ci fosse un domani. E funziona.

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Cozze alla marinara aromatizzate al sidro

Ingredienti
1,5 kg di cozze fresche, 1 limone non trattato, 1 mazzetto di prezzemolo, sidro di mele secco, aglio, olio extravergine d’oliva, pane toscano a fette, sale

Preparazione
Lava le cozze sotto l’acqua corrente e mettile a bagno in una bacinella per almeno 15 minuti. Scarta quelle rotte o già aperte e poi elimina il filamento che fuoriesce da un lato del mitilo, strappandolo con decisione. Con una paglietta da cucina o con un coltello, raschia bene la superficie delle cozze, eliminandone incrostazioni e residui. Sciacquale ancora una volta e lasciale in frigo in una bacinella d’acqua (ma non più di un paio d’ore prima della cottura). In una padella antiaderente fai rosolare 2 spicchi d’aglio tritati con un po’ d’olio e, appena sarà appassito, aggiungi le cozze. Quando inizieranno ad aprirsi, sfuma con un po’ di sidro (se non lo riesci a trovare puoi anche utilizzare vino bianco secco) e aggiungi 2 cucchiai di prezzemolo tritato finemente. Copri la padella con un coperchio e lascia che tutte le cozze si aprano bene: fai cuocere ancora per altri 5 minuti per fare in modo che il sugo si insaporisca alla perfezione. Nel frattempo prepara i crostini: gratta l’aglio su ogni fetta di pane, aggiungi un po’ d’olio, un pizzico di sale e ripassale in padella. Appena il pane risulterà abbrustolito e croccante, servilo con le cozze alla marinara ancora ben calde e una spruzzata di succo di limone.

Abbinamento consigliato: una particolarissima e veramente bizzarra Oyster Stout di Birra del Borgo, Perle ai Porci. Una stout stagionale scurissima, di tradizione nordica, dove durante la bollitura del mosto vengono aggiunte ostriche bretoni e Telline del Litorale Romano Presidio Slow Food con il loro guscio. Una birra morbida, con tostature dei malti raffinate, molto cremosa, dal gusto pulito con un piacevole finale salmastro, secco e amaro. Perfetta con ogni tipo di mollusco.

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about Lidia

Sono una neo-mamma, ex-carnivora, in rotta di collisione con il mondo bio. In equilibrio precario tra la disciplina Zen di coltivare sul balcone e la tentazione di abbandonarmi al fritto, cerco costantemente conferme da tutti (cane compreso) Abito in Via delle Ortiche 23, primo piano, appartamento a nord.

9 comments
    • Federica Pasqualetti says:

      Ciao Valentina! Ben ritrovata! Anche voi ci siete mancate! Però abbiamo fatto il pieno di idee e ricette per cui ne vedrete delle belle! Tu dove sei stata in vacanza? La tua ricetta dell’estate? 🙂

  1. Suze says:

    Belloooo! Vengo da una settimana in pineta con bimbo quasi treenne, quindi doppiamente coinvolta… 🙂
    Bentornate ragazze!

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