Ci sono dei momenti in cui ognuno di noi raggiunge il livello massimo di tutto: stanchezza, problemi, paure, ansie, desideri, preoccupazioni. Il livello oltre il quale non si può andare.
E quando si arriva a quel punto cerchiamo un reset, un bottone per spegnere, riavviare e ricominciare.
Ecco, sono arrivata proprio lì. Rivoluzioni nell’orto, rivoluzioni nella vita, il nuovo progetto in arrivo. Il respiro è diventato troppo corto, d’un tratto, e ho sentito il bisogno di aria fresca.
-Mi prendo un weekend, vado ad Amsterdam. Con il cane.

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-Va bene, no problem. Io sono a casa. Lo sai vero che ad Aprile c’è il festival della cannabis là?- mi dice Paolo, ridendo.
-Beh, ma mica ci vado per quello!!!
-Ah no no, figurati, certo: lo so, sarai impegnatissima tra musei, Van Gogh, canali e parchi di tulipani fioriti, certo…

Il mio reset era Amsterdam. Perché volevo tornarci dopo più di quindici anni per vedere che effetto faceva, quanto era cambiata, quanto io ero cambiata. Questa volta in aereo (con cane poco entusiasta delle scelta del mezzo) e non in autostop/bagni del treno senza biglietto.
Ho sempre pensato che se si deve cercare un luogo in cui fuggire, per sempre o per due giorni, per rimettere a posto tutti i pensieri che si hanno in testa, una città con un porto è un luogo perfetto: puoi sempre pensare di scappare un’altra volta perché hai il mare davanti e non vedi che l’orizzonte davanti agli occhi.

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Ho camminato su e giù per i canali della città per gran parte del tempo, ho ritrovato il piacere di girare senza meta in un luogo che conosci solo in parte, ancora immerso nel mondo liquido dei ricordi un po’ alcolici di quando hai vent’anni o poco meno. Ho ritrovato quel momento in cui dedichi 10 minuti a pensare a te e solo a te, anche se stai sperimentando le specialità culinarie olandesi – aringa e anguille affumicate – a metà con il cane mentre sogni la bouillabaisse che Jacques Brel ha probabilmente mangiato guardando il Mediterraneo, dalla sua casa a Roquebrune-Cap-Martin mentre scriveva laggiù una canzone dedicata ad Amsterdam quassù. Ho ripreso fiato, ho fatto posto in testa, ho messo un punto, lì, da qualche parte. E ok, ci sono, possiamo ripartire.

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Qualcuno dice che nel porto di Amsterdam c’è un marinaio che canta i sogni che si è portato con sé dai suoi viaggi in mare aperto; io sto per tornare a casa e mi porto via quella canzone. Mi manca già casa mia, il mio orto e sono curiosa di vedere com’è diventata la casa di Laura.

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Non c’è nessun effetto jet lag, ovviamente, ma ho la stessa sensazione mentre apro la porta dell’appartamento. Tutti dormono, non li sveglierò e loro non si alzeranno. Jack barcolla, si butta nella cuccia come se avesse preso una sbornia. Io ho una strana fame chimica. Paolo l’aveva previsto e mentre apro il frigo per bere una birra c’è la frittata di maccheroni che mi aspetta. Perfetto. Davvero perfetto.

Frittata di maccheroni

Ingredienti
300 g di spaghetti grandi alla chitarra (maccheroni), 3 uova intere, Parmigiano Reggiano grattugiato, olio per friggere, sale e pepe

Preparazione
Fai bollire l’acqua in una pentola capiente con una manciata di sale. Dopodiché cuoci gli spaghetti alla chitarra al dente e scolali. In una ciotola grande a parte sbatti 3 uova intere: aggiungi gli spaghetti, condisci il tutto con Parmigiano Reggiano grattugiato abbondante, sale e pepe. Scalda dell’olio di semi in una padella e, appena pronto, inizia a friggere gli spaghetti conditi. Quando avrà fatto la crosticina dorata sia da una parte che dall’altra, metti la frittata in un piatto con della carta assorbente per alimenti. Lasciala raffreddare qualche secondo e poi tagliala a quadrotti: la frittata sarà pronta per essere mangiata come un vero street food casalingo.

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about Lidia

Sono una neo-mamma, ex-carnivora, in rotta di collisione con il mondo bio. In equilibrio precario tra la disciplina Zen di coltivare sul balcone e la tentazione di abbandonarmi al fritto, cerco costantemente conferme da tutti (cane compreso) Abito in Via delle Ortiche 23, primo piano, appartamento a nord.

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