Ogni anno è sempre più difficile: sono le 5 di mattina, è la vigilia di Natale ed è tutta la notte che cerco disperatamente un last minute di sola andata per Rovaniemi. Sarei disposta a travestirmi da renna magica per farmi assumere da Babbo Natale in questo periodo piuttosto che rimanere qui.

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Oggi si preannuncia una giornata terribile: per una strana inversione delle leggi della fisica più cerchi di terminare la faccenda dei regali nei giorni prima della Vigilia meno ci riesci. Il risultato è sempre quello: il 24 passerai come minimo 5 ore entrando e uscendo dai negozi, nel peggiore dei casi di giocattoli, per cercare doni azzeccati quando ormai tutti han finito le scorte magazzino e sono rimaste sugli scaffali solo le cose imbarazzanti. Sopratutto quest’anno in cui Paolo ha ben pensato di acquistare tutti i regali online. Peccato che non abbia controllato le date di spedizione e tutto arriverà comodamente… dopo il 6 gennaio, già.

Ma c’è un secondo problema, ancor più complicato: i round da passare a tavola. E quando il “problema” si trasforma in “bisogno di esorcismo”, ecco, allora iniziano le preoccupazioni. I genitori di Paolo, in questo periodo dell’anno, sono come posseduti dalla “divinità del cibo”: è una divinità particolarmente perfida nei confronti del fegato e dell’apparato digerente altrui, che li costringe a continuare a cucinare senza sosta dal 23 dicembre fino al 6 gennaio. Ma non è solo perfida, è anche diabolica e pretenziosa: cerca sacrifici, giovani esseri umani che possano diventare vittime della maledizione culinaria.

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Ecco cosa succede:

-round 1: 24 dicembre Vigilia, pranzo e cena.

-round 2: 25 dicembre Natale, pranzo e cena.

-round 3: 26 dicembre Santo Stefano, pranzo e cena.

-round 4: 27, 28, 29, 30 dicembre pranzi e cene per finire tutto ciò che è stato cucinato nei giorni precedenti per ritornare al punto 0. Gli avanzi sono il male.

-round 5: 31 dicembre pranzo e cena. La domanda che sorge a tutti è: perché il pranzo? Perché sicuramente alla cena non sarai sotto la cupola famigliare e quindi devi essere punito.

-round 6: 1 gennaio, bè, pranzo e cena. Il 31 hai festeggiato con gli amici o da solo o non hai festeggiato? E allora eccoti punito!

Se arrivi indenne al sesto round ritieniti fortunato, sei uscito illeso dalla maledizione. Per ora.

Ecco perché, da svariati anni, a Natale cucino solo un dolce. Semplice ma che, al momento, mi sembra l’unica cosa che sappia di Natale sul serio. Girelle speziate alla cannella e uvetta da mettere sul tavolo disposte ad albero di Natale. Ne faccio due infornate: una semplice che ci mangiamo al mattino della Vigilia quando tutto è ancora normale e bellissimo e un’altra, che non mangiamo mai, la versione addizionata “special ginger&pepper”, dedicata ai “demoni del cibo”… una rivincita diciamo, che dà i suoi frutti il giorno dopo.

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Insieme alle girelle c’è sempre un’altra cosa che mi fa ricordare che c’è un Natale da tenere segreto e nascosto dentro ognuno di noi come un tesoro prezioso. Leggere una storia a qualcuno prima di dormire…

“Non c’è niente di più bello che starsene lì sdraiati con un bel libro avuto in regalo, un libro nuovo che non si è ancora mai visto e che nessun altro in casa conosce, e sapere che si può leggere pagina dopo pagina finché si riesce a stare svegli. Ma cosa si fa la notte di Natale, se non si sono ricevuti libri?”
Selma Lagerlöf, Il Libro di Natale

Girelle di Natale all’uvetta e cannella con profumo d’arancia

Ingredienti
450 g di farina bianca “00”, 250 ml di latte intero, 150 g di burro, 100 g di uva sultanina, 60 g di zucchero semolato, 15 g di lievito di birra, 1 uovo, 1 bacca di vaniglia, marmellata o confettura di arance, zucchero di canna, cannella in polvere, sale

Preparazione
Prima di tutto sciogli il lievito con un po’ di latte tiepido. In una ciotola grande versa la farina, lo zucchero, il latte (compreso quello con cui hai sciolto il lievito), i semi della bacca di vaniglia e inizia ad impastare. In un secondo momento aggiungi un pizzico di sale e l’uovo, continuando ad amalgamare con attenzione. Aggiungi poi, a pezzetti, 60 g di zucchero ammorbidito, lasciandolo assorbire all’impasto poco per volta. Quando hai ottenuto una pasta morbida, elastica e omogenea, mettila a lievitare coprendo la ciotola con della pellicola, all’interno del forno spento con la luce accesa per almeno un paio d’ore o finché non sarà duplicata di volume. Intanto lascia l’uvetta in ammollo per farla rinvenire.
Prendi l’impasto e stendilo su un tagliere infarinato con un mattarello fino a ottenere una sfoglia rettangolare di circa 3 millimetri di spessore. A questo punto farcisci l’impasto: stendi sulla superficie uno strato di 50 g di burro morbido e lavorato come una crema, uno strato leggero di marmellata di arance, una generosa spolverata di cannella in polvere e zucchero di canna. Alla fine spargi sulla sfoglia anche l’uvetta, precedentemente ben strizzata. Arrotola l’impasto partendo dal lato più lungo e taglialo a rondelle di un paio di centimetri di spessore, posizionandole poi in una teglia capiente ricoperta con carta da forno. Metti di nuovo le girelle a lievitare per un’altra mezz’ora. Passato questo tempo spennellale con abbondante burro fuso e mettile in forno già riscaltdato a 180°C per circa 20-25 minuti. Appena pronte e ben dorate, se ti va puoi decorare le girelle con quello che vuoi, ad esempio: codette di zucchero bianche o colorate (rosso e verde), perline dorate e argentate o granella di cioccolato.

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about Lidia

Sono una neo-mamma, ex-carnivora, in rotta di collisione con il mondo bio. In equilibrio precario tra la disciplina Zen di coltivare sul balcone e la tentazione di abbandonarmi al fritto, cerco costantemente conferme da tutti (cane compreso) Abito in Via delle Ortiche 23, primo piano, appartamento a nord.

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