Se penso alle stagioni ho sempre preferito l’autunno a tutte le altre, ma ultimamente la primavera è inaspettatamente balzata al primo posto del gradimento. Nonostante io creda di essere posseduta dal crepuscolo in tutti i sensi, penso che la luce e il calore di aprile e maggio mi piacciano davvero e confessarlo genera un po’ di vergogna nei confronti del vampiro che concettualmente abita dentro di me fin dalla nascita. Forse aveva ragione Virginia Woolf: capita a tutti, con il passare degli anni, di preferire la primavera all’autunno. La verità è che questa stagione ha numerose caratteristiche che la avvicinano alla stagione perfetta: posso cominciare a indossare le infradito, togliere centimetri da pantaloni e gonne, restare nel mio orto fino al tramonto, mettere le magliette a maniche corte delle band come fanno le groupie anche d’inverno. Ci sono però tre cose che fanno vacillare tutto l’incanto.

La prima è quel batuffolo gigante di piumini di puro pioppo dalle dimensioni e fattezze di un barboncino, talmente verosimigliante che il mio cane-vecchio gli abbaia, si aggira per casa senza riuscire a catturarlo esattamente dal solstizio di primavera che porta starnuti e nasi enormi e rossi ininterrotti giorno e notte.
Poi se il tuo compleanno è in aprile e la Pasqua cade nello stesso mese, ecco, è un bel problema.
Passi marzo a convincerti che compiere gli anni non è un dramma, succede a tutti, non è che diventi vecchio solo perché sono passati altri 365 giorni. Poi inizia aprile e le cose che ti eri detta a marzo e la conseguente carica di autostima non valgono già più. Fai i conti e sì, insomma, te la metti via: stai un po’ invecchiando. Solo un po’. Solo sulla carta e un po’ nel fisico, ad esempio quando ti svegli e hai già il mal di schiena. Ma solo un po’.
Tutto potrebbe fermarsi qui con un bellissimo finale aperto e poetico, ma solo e unicamente se riuscissi a far captare al resto del mondo la sensazione che stai provando.
E invece no. Invece suona il campanello. Mia madre e una nuova bellissima idea: perché non festeggiamo Pasqua e il tuo compleanno insieme? Una combo di purissima malignità materna scagliata contro di me come si fa con le carte a Magic. Non bastava l’amara sensazione del compleanno, ma ci voleva anche Pasqua: la festività in cui tutti di default scappano dai parenti.

Il terzo elemento che può far precipitare la valutazione per il primo posto sul podio del contest “stagione dell’anno” è la follia primaverile. Basta uscire di casa e la trovi, senza fatica. Arriva sottile e silenziosa, direttamente dal torpore e dallo stordimento dell’inverno, si diffonde e colpisce praticamente tutti, spargendo malessere e fastidio. Così ti ritrovi ad esempio al mercatino biologico, luogo di tranquillità e bioritmi, presa a gomitate per aver indugiato un attimo in più del dovuto al banco dei formaggi da una piccola folla di umani che vorrebbero lanciarti palle di fuoco perché hanno fretta e tu magari anche, ma ovviamente loro ne hanno di più. Oppure in farmacia o in Posta dove vieni calpestata e un po’ insultata perché hai preso il numero per fare la fila prima della signora accanto a te che a suo dire era arrivata prima di ben mezzo secondo e che siccome l’avevi vista potevi aspettare ad allungare la mano per prendere il progressivo. O magari litigare per posteggiare in un parcheggio vuoto o ricevere sei telefonate da persone diverse in ordine sparso tra madre, amici, conoscenti e assistere a sei sfuriate che vanno dal “ho bruciato la torta” al “mio marito/moglie è un insensibile, perché”, sei lamentazioni sulla politica, il tempo, il lavoro, i figli, i nipoti. E nel frattempo non ti ricordi neanche più se avevi qualcosa da dire.

Nemmeno casa tua è esente dal nervosismo gratuito e dall’ansia di vivere a ogni grado e livello: entri dalla porta e trovi il tuo piccolo Floki che rincorre con una mini ascia bipenne il cane accusato di alto tradimento per aver masticato il suo Batman preferito e l’altro essere maschile su tutte le furie per aver perso, a causa del lavoro, l’inizio della Champions League di ping-pong su Sky. Cose gravissime, quindi.

A questo punto sento che vorrei uno dei draghi di Game of Thrones per “alleggerire” l’umanità con una fiammata; e in un attimo, senza neanche accorgermene, ci finisco anch’io in questo vortice del fastidio da inizio primavera. E la sensazione non mi piace per niente, a nessuno dovrebbe piacere.
Prima cosa: mi occupo dei due vichinghi furenti che ho in casa. Molto facile: blu-ray di Star Wars e gelato al cioccolato; in tre secondi sono sul divano e al primo vibrato della spada laser la rabbia lascia il passo allo stupore di passeggiare con la mente in mondi non ordinari.
Lo so che non si dovrebbe fare, che non è una merenda vegana, che non è vegetariana, che non è sana, che non è molto educativo e che guardare la TV fa male. Lo so. Ma ci sono momenti in cui la disciplina, il ragionamento, il “mondo politicamente corretto” che abbiamo intorno non aiutano a stare meglio. A volte trasgredire in alcune piccole cose fa bene all’anima, anche se hai quasi sei anni: qualche concessione per ridargli un sorriso perduto, la sicurezza e la pace necessaria per diventare da grande una persona che riflette e conta fino a dieci prima di parlare, che si sveglia dicendo buongiorno e che prima di tutto si ricorda di sorridere e di chiedere “come stai” a chi ha davanti a sé.

Seconda cosa: preparo hummus, un container di hummus. Perché è il mio cibo anti-rabbia. Lascio ciotole speranzose davanti a ogni porta del condominio – sì anche a quella della vecchietta che giusto un paio d’ore fa voleva denunciarmi per schiamazzi perché avevo tossito sulle scale – le porto agli amici e pure a mia madre. La prima volta che l’ho preparato ero a Berlino da amici libanesi; ero giovane, magari arrabbiata col mondo, ma sapevo quando era il momento di smettere il broncio e ritornare a sorridere. E nell’hummus c’è anche questa magia: è una ricetta molto antica e molto saggia e davanti a un piatto di hummus siamo tutti uguali; al primo cucchiaio torniamo tutti a sorridere.

Hummus di ceci con verdure

Ingredienti per 4-6 persone

400 g di ceci secchi, 4 cucchiai da tè di bicarbonato di sodio, 2 spicchi d’aglio, 1⁄3 di tazza di succo di limone fresco, 1 cucchiaino di sale, 6 cucchiaini di tahina di sesamo, olio extravergine d’oliva, prezzemolo fresco, timo fresco, paprika, aceto bianco, pepe

Per l’accompagnamento: 6 uova, 3 peperoni, 3 melanzane lunghe non troppo grandi, 3 avocado, 12 zucchine piccole con il loro fiore, 1 scalogno, 1 mazzo di asparagi, pomodorini gialli e rossi, yogurt magro, olive e cetriolini sottaceto

Per i chapati: 2 tazze di farina tipo 0, 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva, 1 tazza di acqua calda

Preparazione

Metti a bagno i ceci in una ciotola molto capiente con acqua e un cucchiaio da tè di bicarbonato per almeno 12 ore. Quando i ceci avranno raddoppiato di volume, scolali e lavali sotto l’acqua fredda. Lessali in acqua leggermente salata con il rimanente cucchiaio di bicarbonato per un altro paio d’ore o comunque finché i legumi non saranno diventati molto morbidi. Nel frattempo prepara le verdure e i chapati per accompagnare l’hummus. Mescola con le mani la farina e l’olio in una terrina, aggiungi l’acqua calda,  prepara un panetto soffice e lascialo riposare per un’ora dopo averlo unto con un cucchiaio d’olio. Poi prepara delle palline di pasta, schiacciale e cospargile con farina asciutta: appiattiscile con un mattarello, ruotandole poco a poco, fino ad arrivare a un diametro di 15 centimetri. Cuocile su una padella antiaderente molto calda, mezzo minuto per parte: quando si saranno gonfiate come un palloncino saranno pronte. Pulisci e lava tutte le verdure, taglia le melanzane, un po’ di pomodorini e i peperoni a metà e togli la parte più legnosa degli asparagi: in una teglia da forno grande metti le melanzane e i peperoni, gli asparagi, le zucchine e i pomodorini, cospargili di sale, un pizzico di pepe, olio e un trito di prezzemolo e timo e mettile al forno a 160°C per circa 30-40 minuti o comunque finché non saranno ben cotte. Appena i ceci saranno pronti scolali, lasciali raffreddare e strofinali tra le mani per togliere le pellicine. Frulla con il mixer metà dei ceci insieme a 2 spicchi d’aglio, succo di limone, sale e alla tahina con un po’ d’olio fino a ottenere una salsa finissima e densa, senza grumi. Se il composto risulta troppo denso o grumoso aggiungi un po’ di acqua calda continuando a frullare. Servi l’hummus con una spolverata di paprika e prezzemolo tritato, insieme all’altra metà dei ceci conditi con olio, aceto bianco e pepe e alla cipolla a fettine, posizionandolo sui chapati, sulle melanzane e nel peperone cotti al forno. Accompagna il tutto con cetriolini e olive sottaceto, uova sode, pomodorini, zucchine con fiori e asparagi al forno, insalata di pomodorini freschi, olio extravergine e timo, avocado a fettine con un pizzico di sale e pepe. A piacere puoi aggiungere un cucchiaio di yogurt alla crema di ceci.

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about Lidia

Sono una neo-mamma, ex-carnivora, in rotta di collisione con il mondo bio. In equilibrio precario tra la disciplina Zen di coltivare sul balcone e la tentazione di abbandonarmi al fritto, cerco costantemente conferme da tutti (cane compreso) Abito in Via delle Ortiche 23, primo piano, appartamento a nord.

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