Non riesco a togliermi dalla testa le parole di Laura.
-Ragazze, vi devo dire una cosa.
Alla faccia dei buoni propositi. Il suo non è un proposito, è un progetto fatto e finito. Un buon progetto aggiungerei e l’idea di farne parte, lo ammetto, mi sta molestando più di quanto pensassi.

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Così ho deciso di prendere l’esempio e abbandonare i buoni propositi che non ho (che nessuno mai ha) voglia, né intenzione di rispettare e fare qualcosa che non finirà nella colonna dei rimpianti, o peggio in quella dei fallimenti, una volta raggiunto il prossimo Dicembre. Niente taglia 38, niente pilates, niente tedesco e magari per Infinite Jest aspettiamo la pensione.

-Da sola?
A Emma non sembrava possibile che il mio primo desiderio quest’anno fosse un viaggio da sola. Eppure è una cosa a cui non ho mai smesso di pensare. Non un viaggio per andare a trovare qualcuno, non un posto che ho già conosciuto, ma una città che non sono nemmeno certa di riuscire a collocare precisamente sulla mappa dell’Europa.

Siviglia, perché non sono mai stata in Spagna e non parlo una parola di spagnolo. Siviglia e le arance, la musica per strada, le ceramiche, le donne (bellissime), i mercati di frutta, i negozi chiusi di domenica, i bar pieni alle 11:00 del mattino. Non ricordo l’ultima volta che mi è capitato di mangiare davvero con gusto, mentre qui ogni pasto è un appuntamento a cui non posso rinunciare. Siviglia e la Plaza de España, il ponte di Calatrava, l’Alcázar. Entro persino alla Plaza de Toros, sperando che non ci sia la Corrida: non c’è, tiro un sospiro di sollievo.

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Prendo un taxi per andare al Metropol Parasol e mentre cammino su quello che dovrei valutare dal punto di vista architettonico, ma non riesco a non vedere come un enorme waffle sospeso, decido di accettare la proposta di Laura, o meglio: capisco di aver già accettato da almeno una settimana, da quando ho iniziato a figurarmi un logo e a disegnarne la bozza su ogni tovagliolo che accompagnava tapas e piatti di paella.

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Il volo di ritorno come sempre è un incubo. Il ragazzo seduto dietro di me è più fastidioso di un conduttore radiofonico che canta sul finale di The Show Must Go On e accanto a me ho una designer che in mezz’ora ha già prodotto due pagine di loghi che definirei spettacolari. Ha un cappello a tesa larga che solo con un’autostima da fotomodella brasiliana è possibile indossare su un microplano durante un volo low cost e il tratto deciso di un fumettista in diretta tv.

Lei sicuramente non ha bisogno di tutti gli articoli che su Facebook ti rassicurano su ogni possibile difetto.
Sei disordinata? È perché sei più intelligente.
Sei un procrastinatore? Sintomo di sicuro genio.
Non fai le pulizie, ti mangi le unghie, leggi l’oroscopo di Brezsny anziché lavorare? Chiaramente hai un QI da ingegnere aerospaziale (anche se poi scrivi “aereospaziale” perché non hai mai capito la differenza). Io invece li leggo tutti e per una manciata di secondi, mentre l’occhio cade su “studiosi dell’Università di Oxford”, sono anche propensa ad accordare loro una discreta validità scientifica. La manciata di secondi successiva, però, sto ripensando a Siviglia, alle arance, alla musica per strada, alle ceramiche, alle donne (bellissime), ai mercati di frutta, ai negozi chiusi di domenica, ai bar pieni alle 11:00 del mattino.

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C’è un enorme differenza tra la lentezza e la calma e l’ho compresa solo ora, l’ho compresa solo qui e ho intenzione di concentrare tutte le mie energie nello sforzo di ricordare questa sensazione per riuscire in qualche modo a farla entrare nel mio sangue, come una cura contro la frenesia.

La designer accanto a me si volta, la tesa del suo cappello rischia di affettarmi una tempia, e sorride.
-È bellissimo- dice, indicando lo scarabocchio sul mio tovagliolo azzurro.
Non ricordo assolutamente di averlo disegnato, lo guardo meglio e, dannazione, ha ragione: è davvero bellissimo.

Paella

Ingredienti
320 g di riso arborio, 200 g di petto di pollo, 100 g di piselli surgelati, 100 g di fagioli bianchi surgelati, 10 cozze 20 code di gambero, 2 calamari, 2 spicchi d’aglio, 1 kg di pomodori perini, 1 l di brodo vegetale, 1 peperone rosso, olio extravergine d’oliva, zafferano, paprika dolce, peperoncino, rosmarino, sale

Preparazione
Dopo aver lavato tutte le verdure, trita mezzo peperone e taglia l’altra metà a striscioline. Prendi una padella con due manici, molto ampia ma non troppo alta, posizionala sul fuoco grande con uno spargifiamma e aggiungi almeno 5-8 cucchiai d’olio: appena scaldato fai rosolare le striscioline di peperone per qualche minuto e mettile da parte. Poi taglia il pollo a cubetti e lascialo rosolare aggiungendo a poco a poco anche gli scampi e i calamari puliti e tagliati ad anelli. Trita l’aglio finemente e aggiungilo in padella, insieme a tutto il resto, lasciando soffriggere per un minuto. A questo punto unisci i pomodori, sbollentati, pelati e tagliati a piccoli dadini, con un pizzico di sale e falli cuocere per circa 15 minuti. Nel frattempo pulisci le cozze e lasciale aprire a fuoco alto in una padella a parte. Aggiungi nella padella grande il peperone tritato, i piselli, i fagioli e lascia cuocere per almeno 5 minuti. A questo punto puoi versare il brodo caldo: lascialo sobbollire per 10-15 minuti. Metti il riso direttamente nella padella, aggiungi due bustine di zafferano e un cucchiaino di paprica dolce, sciogliendo le spezie con un po’ di brodo. Per mescolare non usare cucchiai o spatole: agita il riso scuotendo la pentola direttamente dai manici. Il riso cuoce a fuoco basso in circa 18-20 minuti: dovrà assorbire quasi tutto il brodo di cottura e presentare una leggera crosticina sul fondo della padella. Quasi a fine cottura aggiungi un rametto di rosmarino, un po’ di peperoncino e le cozze sgusciate, lasciandole insaporire insieme al resto degli ingredienti. Una volta terminata la cottura sistema le code di gambero e il peperone a striscioline che hai tenuto da parte, posizionando tutto sopra il riso. Fai riposare la paella per 5 minuti e servila ancora ben calda come piatto unico.

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about Daniela

Mi definiscono una salutista seriale. Se dovessi definirmi in tre punti direi: pilates, consigli della nonna, design Ikea. Se potessi aggiungerne un quarto sarebbe l'Irlanda. Abito in Via delle Ortiche 23, primo piano, appartamento a nord.

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