Mercoledì scorso ho creduto (nell’ordine) che: l’identità di Elena Ferrante fosse stata svelata, che la ABC avesse in cantiere lo spin-off di LOST, che Michael Fassbender partecipasse come ospite d’onore alla nuova rassegna del cinema d’essai sotto casa. Tutto ciò prima di controllare la data sul calendario. Non ho mai particolarmente apprezzato il primo Aprile.
Confidavo che arrivasse la Pasqua a riscattare l’andamento negativo di questo promettente mese, ma se è vero che essere single a San Valentino ha un certo innegabile, masochistico fascino, quel proverbiale “con chi vuoi” con cui si autorizzano le ragazzine a saltare il pranzo in famiglia, organizzando gite fuori porta, ogni anno sulle mie spalle pesa come un enorme uovo di cioccolato fondente.

Quest’anno, se non altro, ho trovato l’uovo perfetto. Ho ordinato su internet un’esatta riproduzione delle uova di drago di Daenerys Targaryen e sì che è stata una buona Pasqua. Comunque. Dopo aver ordinato le uova di drago ho scoperto che in Inghilterra c’è un Benedict Cumberbatch di 40 kg. in finissimo cioccolato belga. Sarà per la prossima volta.

Emma

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Se e solo se un oggetto x presente nell’insieme y (sia y il proprio appartamento) non verrà toccato, utilizzato, o indossato per un lasso di tempo superiore ai 90 giorni, x dovrà essere immediatamente eliminato secondo le vigenti norme di smaltimento rifiuti.

Fatta eccezione per ciò che può essere appeso al muro, questa è la regola su cui ho sempre edificato la mia vita casalinga. Non c’è mai stato un oggetto che abbia desiderato ardentemente, che basasse la sua esistenza sul puro valore estetico. Sono e mi dichiaro intollerante all’inutilità.
Nel mio bianco universo Ikea-centrico, ogni cosa ha il suo scopo e non è mai quello di prendere polvere. Certo, come ogni regola, anche la mia ha un’eccezione e nello specifico è, per così dire, impossibile.
Sogno, incomprensibilmente e assurdamente e specialmente nella settimana di Pasqua, di possedere una delle uova Fabergé disperse. Il che, come detto, non è possibile, me ne rendo conto.
Nel caso desideriate un oggetto inarrivabile, il mio consiglio è quello di non svelare mai a nessuno la vostra ossessione, perché, credetemi, cominceranno letteralmente a piovere imitazioni. In men che non si dica vi ritroverete a possedere un centinaio di finte uova Fabergé che, vi assicuro, non compaiono in nessuna tabella delle vigenti norme di smaltimento rifiuti.

Daniela

uova

Tutti i fedeli rompano le uova dalla parte che credono più comoda. Perciò io stimo che spetti alla coscienza di ciascuno decidere qual è la punta più comoda. Lemuel Gulliver

La realtà dei fatti è che sono ossessionata dalle uova. Tutte quante, intendo. Vere e cucinate in tutte le loro infinite variabili, o finte e raccontate: Humpty Dumpty, le uova di cioccolato di Luigi XIV, l’uovo cosmico, l’uovo filosofico degli alchimisti, le uova d’oro di Esopo, le uova col sale di Dante, l’uovo di Colombo, l’uovo di rame di Tesla, le rivoluzioni politiche uovocentriche dei Lillipuziani, le uova balut, l’uovo centenario Pidàn.

Nel periodo pasquale, di conseguenza, vengo colta da una sorta di frenesia di possesso di ogni tipo di uova commestibile e acquistabile sul mercato.
Quest’anno sono riuscita a trovare, se non consideriamo il bancale di uova di galline livornesi, anche: uova di anatra, di quaglia, di fagiano, di faraona, d’oca, di pavone, di tacchina e di gabbiano.

Ovviamente volevo raggiungere il culmine, del mio record personale culinario relativo alle uova e del mio colesterolo, con il tentativo di rassodare quello di struzzo. Oltre due ore di passione, guardando dentro una pentola. Al momento dell’apertura del prezioso mi sono resa conto che la consistenza era simile a una noce di cocco. Qualcosa nella cottura mi era sfuggito.
Una delusione da uovo di struzzo non la auguro a nessuno, davvero.

Laura

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Come ogni anno, in questo periodo, piovono in casa svariati plateaux di uova fresche acquistate da Laura per Pasqua e poi distribuite in condominio nella speranza di trovare un valido aiuto di smaltimento culinario. Arrivata al terzo giorno di preparati con le uova (frittate, flan, ripieni, creme, sfoglie, sformati, meringhe, etc.) inizio ad avere qualche difficoltà a digerirle e, soprattutto, inizio ad arricchire ogni ricetta con una simpatica e amorevole maledizione.

Anche il terrorista casalingo alto una banana ci mette del suo nel disagio ovale del momento: al primo accenno di strani “aromi” provenienti dalla sua cameretta scopro che aveva trafugato alcune uova per metterle a scaldare sotto una lampada, insieme ad alcune altre di cioccolato. Chiedo spiegazioni e scopro, con evidente disagio per il fallimento, che la risultante dell’esperimento doveva essere la fuoriuscita di un pulcino vivo, sia dalle uova vere sia da quelle di cioccolato. Certo. Vi risparmio, aldilà dei tremori per l’arrivo futuro della bolletta della corrente, la motivazione ovvia degli “strani aromi”.

La soluzione per smaltirle era una: preparare pastiere da condividere! Ne ho cucinate 5 o 6 e le ho distribuite in condominio in segno di contrappasso glicemico nei confronti dei plateaux di uova.

In un momento di infinita bontà pasquale, ne conservo una per la suocera. La quale telefona, la informo e arriva dopo poco. Sono confusa: o la suocera ha il teletrasporto o sono dentro a X-Files, sono saltati nove minuti sull’orologio e gli alieni mi hanno fatto visita.

Arriva, le apro la porta, si dirige in cucina e prende tutte le pastiere. Tutte quante. Anche la mia, quella che mi ero tenuta per la merenda. Le guarda e poi dice, mentre esce alla velocità della luce:
– Ah, ma non sono torte di mele? Avevo capito torte di mele. Vabbè, la pastiera non mi piace, ma le regalerò alle amiche del burraco.

Potete immaginarlo, no? Vado in bagno con un enorme uovo di cioccolata fondente che avevo tenuto per una buona occasione, tipo questa, gli do una martellata e me lo mangio. Tutto.

Lidia

uova 2

Pastiera napoletana

Ingredienti
400 g di ricotta di pecora fresca, 200 g di grano cotto, 200 g di zucchero, 100 g di latte intero, 50 g di canditi (cedro, arancia, zucca), 20 g di burro, 7 uova (5 intere e 2 tuorli), 1 limone non trattato, 1 stecca di vaniglia, acqua di fiori d’arancio, cannella in polvere, zucchero a velo
Per la pasta frolla: 500 g di farina bianca “00”, 200 g di zucchero, 200 g di burro, 3 uova intere

Preparazione
Prima di tutto prepara una pasta frolla impastando la farina, lo zucchero, le uova e il burro molto velocemente: ricopri il panetto ottenuto con la pellicola e lasciala in frigorifero a riposare per almeno mezz’ora. Nel frattempo fai cuocere per 10 minuti in una casseruola il grano cotto, il latte, il burro, la scorza grattugiata del limone, continuando a mescolare finché non avrà raggiunto la consistenza di una crema. In una ciotola a parte sbatti con le fruste la ricotta in maniera accurata con lo zucchero, le uova (5 intere e 2 tuorli), i semini del bacello di vaniglia, un paio di cucchiai di acqua di fiori d’arancio e un pizzico di cannella. Aggiungi poi ancora un po’ di scorza di limone grattugiata, i canditi tagliati a pezzetti e amalgama il tutto con il composto di grano cotto: l’impasto dovrà risultare cremoso e consistente. Con l’ausilio del mattarello prepara una sfoglia con la frolla dello spessore di circa 1-2 centimetri: rivesti una teglia abbastanza capiente, precedentemente imburrata e infarinata e ritaglia con un coltello la parte eccedente di pasta. Con quest’ultima prepara delle strisce per la decorazione. Versa il composto di ricotta e grano appena preparato nella teglia, livellalo attentamente e, dopo aver ripiegato verso l’interno i bordi della pasta, decora la superficie con le strisce di frolla formando una grata. Spennella la torta con un tuorlo sbattuto e metti in forno preriscaldato a 180°C per un’oretta, finché la pastiera non presenterà un bel colore ambrato. Servi con un po’ di zucchero a velo. La pastiera è ottima anche alcuni giorni dopo la cottura.

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about Via delle Ortiche 23

Via delle Ortiche 23 è l’indirizzo di un condominio (immaginario, ma non per questo meno reale) in cui quattro donne molto diverse tra loro vivono e imparano a conoscersi, un luogo in cui raccontano le loro storie attraverso un unico comune denominatore: il cibo.

3 comments
  1. Elena says:

    Con le uova di drago di Daenerys, Emma sempre più la mia preferita!
    Continuate sempre così!

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