Fornitore ufficiale è una parola grossa, molto grossa.

-Sarai TU a fornirmi TUTTA la frutta, la verdura, le conserve, i sottoli e sottaceti!

Così ha detto Laura e sembrava davvero posseduta da una profezia biblica. Subito ho pensato fosse colpa dell’alcool ma poi mi è uscito un sì, veramente troppo acuto, d’acchito e quasi senza accorgermene. L’attimo successivo ero già in panico mentre pensavo “ecco adesso potrebbero essere guai”. Ma ormai, come si dice, ero sulla nave…

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Quella sera sono tornata nel mio appartamento quasi all’alba, il cane russava e non solo lui. Mi sono seduta in salotto a bere la birra della buonanotte e ho fatto mente locale su tutto quello che ci eravamo dette. E mi piaceva. Non avevo vocalizzato quel sì stridulo solamente per non alterare le eventuali divinità della quasi-profezia, né per combattere da sola la grande distribuzione. L’avevo pronunciato perché il mio orto è la mia personalissima panacea per ogni male e l’idea di offrirla a chi vuole prendersene un po’ mi piace. E perché credo che se qualcuno ti dice che sei brava in quello che fai, bé, magari, di tanto in tanto credergli fa bene. E perché credo che se non proviamo almeno una volta a buttarci in una follia, di qualsiasi tipo, ci porteremo quel senso di paura di saltare nelle gambe fino alla fine.

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Quella sera non sono andata a dormire, ma direttamente nell’orto: anche lui doveva sapere in che cosa l’avevo infilato. E così, senza quasi accorgermi di nulla, ho cominciato.

La seconda ondata di pensieri irrequieti si è presentata poco dopo: l’ansia di avere poche conserve! Così sono andata in cantina e ho contato i barattoli: ce ne sono circa 1000 fra passata di pomodoro, marmellate, composte, chutney, etc. Forse alla fine dell’anno ci arriviamo. Forse.

Terza ondata: la sensazione che tutto intorno a me sia stretto. Così ho fatto due calcoli: nel condominio di fianco hanno sempre usato gli spazi verdi per lasciar proliferare allegramente rovi e presunti vegetali, così ho spostato qualche paletto divisorio et voilà, 5 file d’insalata in più! Sì, forse mi servirà anche un avvocato: il vicino non ha gradito, non capisco perché.

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Poi arriva anche lei, l’ultima ondata, ovvero quella che vuole raccontare tutta questa confusione che ho in testa a chi vive con me. O meglio a Paolo, in modo da passargli la patata bollente della spiegazione a genitori e suoceri. Sembra perfidia ma non la è, è sopravvivenza. Proprio per questo il giorno prima di San Valentino ho preparato un pollo arrosto con gli agrumi che avevo piantato qualche anno fa nel boschetto vicino a casa, per ricordare per sempre una data importante. Il mattino dopo scendo nell’orto e in mezzo alla terra e alla nebbia, c’è una piccola motozappa nuova che mi aspetta.

Pollo arrosto agli agrumi

Ingredienti
1 pollo intero (già pulito) non troppo grande, 2 arance biologiche non trattate, 1 limone biologico non trattato, 1 lime, 1 rametto di rosmarino, 1 spicchio d’aglio, salvia, paprika dolce, olio extravergine d’oliva, pepe nero in grani, chutney di zucca e zenzero fatto in casa, sale

Preparazione
Pulisci accuratamente la parte esterna del pollo, togliendo ogni residuo e piccole piume. Lava gli agrumi: tieni da parte un’arancia e grattugia la scorza degli altri frutti. Poi spremi il limone, il lime e l’arancia di cui hai già grattugiato la scorza e metti i succhi ottenuti in un contenitore. Prepara una marinatura sbattendo con una frusta il succo d’agrumi insieme all’olio, una presa di sale, un po’ di pepe nero in grani, un pizzico di scorzette, 2 foglioline di salvia e un po’ di rosmarino tritato. Metti il pollo in una ciotola e versaci sopra il composto appena preparato lasciandolo a marinare per almeno due o tre ore, bagnandolo di tanto in tanto con il succo. Dopodiché scola il pollo e mettilo in una pentola di ghisa con olio e uno spicchio d’aglio intero sbucciato, poi ricoprilo con la marinata. Lascialo cuocere in forno preriscaldato a 150-180°C per almeno un paio d’ore, continuando a bagnare con il suo stesso fondo (se la marinata evapora velocemente puoi aggiungere un po’ di vino bianco o brodo vegetale). Un quarto d’ora prima dal termine della cottura estrai il pollo dal forno e aggiungi una manciata di scorzette d’agrumi, qualche fetta d’arancia tagliata sottile posizionandola sulla superficie e un po’ di paprika dolce: rimetti in forno e lascia asciugare ancora, finché la parte esterna del pollo non risulterà croccante e la salsa abbastanza densa. Servi il pollo ben caldo, a pezzetti o fette, con patate al forno e chutney di zucca e zenzero fatto in casa.

Un suggerimento: vuoi fare il chutney in casa? Molto semplice! Prendi: 1 kg di zucca mantovana, 150 g di uvetta sultanina, 300 ml di aceto di mele, 300 g di zucchero di canna, 4 cm di zenzero fresco, 1 cucchiaino di semi di senape, 2 cucchiaini di sale fino e un pizzico di noce moscata. Metti la zucca, sbucciata, senza semi e tagliata a cubetti, in una pentola insieme a tutti gli altri ingredienti e porta lentamente a ebollizione il composto. Lascialo cuocere per almeno un’ora, mescolando di tanto in tanto e aggiungendo aceto se risulta troppo asciutto. Appena il chutney risulterà denso, corposo e abbastanza scuro sarà pronto per essere messo, ancora bollente, nei vasetti: dopo averli riempiti e chiusi con energia falli raffreddare a testa in giù per creare il sottovuoto. Applica le etichette sui vasetti ormai freddi e lasciali riposare per almeno un mese, al riparo da luce e calore. Potrai conservare il tuo chutney anche per un anno intero.

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about Lidia

Sono una neo-mamma, ex-carnivora, in rotta di collisione con il mondo bio. In equilibrio precario tra la disciplina Zen di coltivare sul balcone e la tentazione di abbandonarmi al fritto, cerco costantemente conferme da tutti (cane compreso) Abito in Via delle Ortiche 23, primo piano, appartamento a nord.

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