Non c’è una logica e non c’è niente che si possa fare: San Valentino è di gran lunga più importante quando sei single.
Poter stare a casa e pensare a quanto sia triste e miserabile la tua vita, calandoti nel cliché più confortevole di tutti e rispettando tutti i passi dell’autocommiserazione invernale. Biscotti, gelato, commedia americana, plaid e telefono da fissare con ansia nell’attesa di una chiamata improbabile.

ramen

Quando per le strade si comincia a parlare del 14 febbraio, io mi immagino in tuta pronta all’ennesima visione di La verità è che non gli piaci abbastanza, L’amore non va in vacanza, o (inserire qui titolo).
Non so come spiegherò al Vicino che preferisco rimanere sola, specialmente questa volta che il Santo innamorato cade con mossa astuta di sabato, ma se è vero che tutte le single, a San Valentino, fingono di essere fidanzate, io fingo di essere single. Daniela dice che un terapista avrebbe molto di cui essere felice se un giorno decidessi di varcare la soglia del suo studio. Forse ha anche ragione. Comunque.

Ieri mi è tornato in mente un film di qualche anno fa che prontamente è salito in cima alla classifica di quelli da rivedere sabato sera. Forse perché da qualche settimana mi sembra che il mondo sia molto concentrato sul piatto giapponese chiamato ramen. Ne parlano le riviste, mi viene proposto on-line in ogni sua variante. Ho letto un articolo che sostiene che il miglior ramen si possa inaspettatamente trovare in un ristorante di San Francisco. Ero nella Chinatown di San Francisco non più di tre anni fa e non sono riuscita ad evitare di comprare un paio di bacchette con l’immagine del maneki neko, il gattino bianco che sembra salutare con la zampa. Chiamiamola coincidenza, in ogni caso la protagonista di The ramen girl (dopo essersi trasferita a Tokio per seguire il fidanzato che prontamente la lascia a domandarsi che cosa fare adesso della sua vita) guarda in alto e vede, come fosse il suo animale guida alla Fight Club, un maneki neko che le indica la via.

Così la ragazza, invece di affrontare la separazione sottoponendosi a un pessimo taglio di capelli, o lanciandosi con il paracadute, decide di provare a preparare il ramen perfetto, un piatto “quasi impossibile da fare in casa”, e decide di farlo sotto la guida di un cuoco burbero, senza avere alcuna preparazione e senza capire una parola della lingua. Un po’ Kiss me Licia e un po’ Ranma ½: per noi ragazze degli anni ’80, paradossalmente, non c’è nulla di più familiare di un ristorante giapponese in cui imparare la cucina come fosse un rito, come fosse una questione di anima e non di ingredienti.

post 2

“Ogni ciotola di ramen è un universo che contiene la vita del mare, delle montagne, della terra” dice il cuoco burbero “ogni ciotola che prepari è un dono al tuo ospite”, “un’espressione di puro amore” e se non c’è amore, oppure ti sembra di non saperne nulla, allora puoi sempre cominciare mettendo nel brodo le tue lacrime. Magari il ramen che avrai preparato farà nascere in chi lo assaggia malinconia e nostalgia, ma sicuramente avrà raccolto un po’ della tua anima e senza nemmeno saperlo tu avrai fatto un passo in più nella direzione che tutti vorrebbero gli venisse indicata da un gatto portafortuna che sembra salutare con la zampa. La direzione del lieto fine.

Ramen in brodo con verdure

Ingredienti
300 g di carne di maiale (lonza), 200 g di ramen giapponesi, 100 g di petto di pollo, 80 g di germogli di soia, 80 g di funghi champignon, 4 carote, 1/2 foglio di alga nori, 1 porro, 1 cipolla bionda, 1 spicchio d’aglio, 2 uova, sake, miso, zucchero di canna, erba cipollina, zenzero, salsa di soia, olio di semi, sale

Preparazione
La prima operazione da compiere è preparare il brodo che è alla base di questo piatto giapponese. Fai bollire un litro d’acqua, in una pentola dai bordi alti, con la carne di maiale e di pollo, 2 carote, la cipolla, un po’ di porro, un pezzetto di zenzero e qualche germoglio di soia. Lascia sobbollire per almeno un’ora e mezza finché non otterrai un brodo molto ristretto e saporito: a fine cottura aggiungi 2 cucchiai di miso e un pizzico di sale, poi lascia riposare. Se non mangi carne prepara un buon brodo di verdure. Nel frattempo fai rassodare le uova per 5 minuti: scolale e mettile sotto l’acqua corrente per bloccarne la cottura e poi sgusciale. In una pentola antiaderente fai rosolare il porro, tagliato a rondelle sottili, con lo spicchio d’aglio e un po’ d’olio e fai brasare i funghi affettati e le carote tagliate a listarelle per qualche minuto; sfuma con un bicchierino di sake e aggiungi un pezzetto di zenzero e della salsa di soia. Nel frattempo, filtra il brodo e mettilo di nuovo sul fuoco per portarlo a ebollizione. Poi prepara la pasta: cuoci i ramen in acqua bollente, saranno pronti in qualche secondo. Prendi delle ciotole capienti e versa i ramen scolati: ricoprili di brodo caldo e guarnisci aggiungendo, in sezioni separate per distinguere ogni ingrediente, le carote e i funghi brasati, il porro, l’uovo sodo diviso a metà, un po’ di germogli di soia, l’alga nori tagliata a listarelle e un po’ di erba cipollina sminuzzata. Servi il piatto molto caldo e accompagnalo con una salsa agrodolce: fai restringere in un pentolino 3 cucchiai di sake, 4 cucchiai di salsa di soia e 2 cucchiai di zucchero di canna. Lascia cuocere a fiamma bassa finché lo zucchero non si sarà sciolto e la salsa ristretta. La guarnizione dei ramen può variare in base ai gusti e alle ricette: puoi anche utilizzare spinaci, mais, fettine di lonza, surimi.

Print Friendly

about Emma

Sono una cinefila per vocazione, procrastinatrice professionista, laureata nell'arte di scongelare. Vivo di serie TV e ricordi d'America. Non ho (ancora) imparato a cucinare, ma spesso me ne dimentico. Abito in Via delle Ortiche 23, piano terra, appartamento a ovest.

Lascia un commento