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Non pensavo di diventare quel tipo di persona che si lamenta di “dover” fare le vacanze in Francia. A Parigi, poi. Non volevo essere quella che guarda il biglietto aereo Malpensa – Charles De Gaulle con un misto di ansia e risentimento.

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L’ansia si può anche perdonare: scatta automaticamente al pensiero di un volo low-cost con annessa corsa all’apertura dell’imbarco per non rischiare di ritrovarmi seduta tra un bimbetto con l’otite e l’Uomo Sudato che non ha ancora capito che sedendosi dal lato corridoio non facilita la vita né a se stesso, né tantomeno agli altri. Non è che non mi piaccia volare: mi piace, se escludiamo il balletto delle hostess (specialmente il momento in cui fingono di soffiare nella ciambella gonfiabile che dovrebbe condurmi in salvo nel caso di un atterraggio di emergenza in mare, come se nel caso di un atterraggio di emergenza in mare fossi in grado di mantenere la calma necessaria ad indossare un canotto).

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Il risentimento, al contrario, ha radici profonde.

Quando avevo circa sei anni e passavo l’estate in vacanza dalla nonna non c’era niente che attendessi con più frenesia di Giochi Senza Frontiere. Partecipavo spiritualmente ad ogni singola gara esultando per le vittorie della squadra blu, che puntualmente scoprivo non essere l’Italia. Sfortunatamente il televisore della nonna distingueva con fatica il bianco dal nero, figuriamoci l’azzurro dal blu degli impostori francesi. Ci sono cose che non si dimenticano e le sconfitte per mano nemica durante Giochi Senza Frontiere sono indubbiamente fra queste. Poi, come tutte le donne della mia generazione, ho fatto pace con la Francia grazie ad Amélie Poulain, ma questa è un’altra storia.

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Arrivati al De Gaulle (per chi non lo sapesse: l’inventore di Giochi Senza Frontiere) tempo cinque minuti ed ero già pronta a innamorarmi, a lasciarmi fotografare nei tre luoghi obbligatori per testimoniare la mia presenza in quel di Parigi (in piedi davanti alla Tour Eiffel, in piedi davanti al Louvre, in piedi un po’ gobba davanti a Notre-Dame), ma soprattutto ero disposta a ingrassare almeno un paio di chili (avrei di gran lunga preferito cavarmela con una messa). Soltanto respirando per le strade, ne ero sicura, sarei stata costretta ad un nuovo paio di jeans. Perché è vero quello che si dice: si può tracciare una mappa della città semplicemente camminando ad occhi chiusi e lasciandosi guidare dai profumi.

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Ed eccomi lì, irrimediabilmente persa per una città che avevo appena incontrato, come una ragazzina al suo primo colpo di fulmine. La Francia, sorprendentemente, ha ricambiato il mio amore: mi ha perdonato gli antichi rancori e mi ha mostrato una via di fuga dalla minaccia del burro. Merci.

Ratatouille

Ingredienti
500 g di pomodori maturi, 2 zucchine, 2 peperoni (rosso e giallo), 2 melanzane, 2 cipolle dorate, 2 rametti di timo, 1 spicchio d’aglio, olio extravergine d’oliva, sale e pepe

Preparazione
Pulisci e lava le verdure. Taglia le melanzane e le zucchine a cubetti, monda i peperoni eliminando la parte centrale con i semini e falli a piccole strisce. Pela con cura le cipolle e tagliale in quarti da affettare. Lava i pomodori e prepara una casseruola con acqua bollente: immergi per qualche secondo i pomodori e poi elimina buccia e semi. In una padella antiaderente fai scaldare l’olio extravergine di oliva, aggiungi le cipolle affettate e falle dorare a fuoco basso, unisci i peperoni a striscioline e (se serve) un po’ di acqua calda per facilitare la cottura. Aggiungi nella padella i pomodori, il timo e l’aglio tritato, un pizzico di sale e pepe a piacere. Fai cuocere col coperchio a fuoco molto basso per una quarantina di minuti. In un’altra padella fai cuocere le melanzane con un filo d’olio extravergine di oliva, aggiungi le zucchine e lasciale stufare per circa quindici minuti. Assicurati che le verdure siano ben cotte. A cottura ultimata versa tutte le verdure in un’unica grande padella (va benissimo anche un wok), falle saltare per un paio di minuti, non di più, a fuoco basso. Aggiusta con pepe e sale e servi.

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about Daniela

Mi definiscono una salutista seriale. Se dovessi definirmi in tre punti direi: pilates, consigli della nonna, design Ikea. Se potessi aggiungerne un quarto sarebbe l'Irlanda. Abito in Via delle Ortiche 23, primo piano, appartamento a nord.

2 comments
  1. barbara - pane&burro says:

    molto carino il vostro blog! e questo post.. per una parisienne inside (molto inside) come me non poteva che scattare l’occhio a cuoricino..

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