Dicembre è appena iniziato e io sento il Natale già alle porte e con lui anche l’horror vacui delle temute “feste natalizie”. Sì perché, di per sé, il Natale sarebbe anche una festa bellissima e tutta colorata per la quale occupare il tempo a cercare i regali giusti per le persone, decorare la casa e illuminarla con luci colorate, fare l’albero di Natale (non vero mi raccomando: viaggiamo di fantasia e quelli veri lasciamoli vivere nelle foreste!), preparare dolci, convincere i figli che Babbo Natale esiste nonostante quello che dicono in TV e canticchiare Jingle Bells, se non fosse per i temuti ritrovi familiari che generalmente culminano in cene e pranzi ripetuti e interminabili per tutta la triade divina: il 24, 25, 26 dicembre!

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Il primo ostacolo: la scelta del luogo del delitto, ossia in quale casa si organizzano le abbuffate? Con qualche trucco – dichiararla inagibile a causa di infestazioni da parassiti o animali selvatici, oppure comunicare che è stata dichiarata dalle Nazioni Unite zona di guerra – bisognerebbe sempre estromettere la propria casa dalle possibilità di scelta per alcuni buoni motivi: mettersi in mezzo alle due famiglie, quella personale e quella del marito, è come voler vedere un incontro di wrestling direttamente dal ring e sì, anche se c’è un nipote di mezzo, la situazione non cambia; ridurre il tasso medio di offesa su ogni cosa che farete in quei giorni dalla pulizia della casa alla preparazione dei piatti poiché tutto sarebbe stato migliore altrove, per inciso, nelle altre due abitazioni dei due contendenti innescando senza volerlo un altro incontro alle corde; evitare l’arrivo di parentame semisconosciuto che puntualmente poi ti ritrovi in camera a frugare negli armadi alla ricerca dei tuoi estratti conto, così, solo per “dare un’occhiata, non ci vediamo mai…”, salvaguardare la salute di tuo figlio che, incurante delle baruffe chiozzotte in salotto, nel frattempo avrà scartato e mangiato tutte le odiose monetine di cioccolato che la bisnonna non ha mai smesso dal 1918 di regalare. Il dubbio è, siccome le monetine raffigurano Vittorio Emanuele III: non saranno mica d’epoca pure quelle eh?

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Sventata la problematica “luogo”, ecco alcuni accorgimenti che ho raccolto in anni di allenamento e osservazione:
– l’ideale sarebbe avere un clone e riuscire a destreggiarsi fra gli inviti dai suoceri e quelli a casa dei propri genitori con l’onnipresenza ma, vista la difficoltà tecnologica di questa soluzione, bisognerà presiedere sia all’uno che all’altro ritrovo: ovunque voi siate dite sempre che è “la cena migliore a cui siete stati quest’anno, insuperabile”.
– Sulle tavole vi ritroverete probabilmente qualsiasi porcheria, più calorica e fritta è meglio è: arrosti ripieni di altri arrosti, cotechini e zamponi a non finire, cacciagione, stracotti, primi piatti barocchi e quintali di panettoni, torroni, spongate e quant’altro. Assaggiate tutto, se vi scovano a non assaggiare è finita e vi faranno un terzo grado sulla qualità della vostra vita familiare da non uscirne vivi.
– Vestitevi con abiti abbastanza semplici: alla vista di un completo diverso dal solito, elegante e perfettino, sappiate che è dietro l’angolo il “Ma sei ingrassata?”; per contro, se non notano nulla di strano, resta il classico “Ti trovo bene”. Ai figli mettete l’ultimo vestito che vi hanno regalato i nonni, senza fare errori di provenienza, e qualcosa di rosso, altrimenti entrate nell’area del danno diplomatico.
– I fine pranzo o cena: generalmente finiscono con terribili session di canasta o backgammon insieme alle zie e cugine semisconosciute per cui addestrate i figli a fintare raffreddori in arrivo e tutti vi metteranno alla porta come se foste untori.

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Inizio, quindi, a prepararmi psicologicamente mentre cerco di far capire a Paolo che non è il caso di regalare al piccolo terrorista una ruspa a benzina ad altezza garrese di cavallo da utilizzare in casa o in giardino: avremmo un cane stirato e tutti gli alberi ad alto fusto piantati, con l’intento di farli crescere un paio d’anni fa, sradicati.

E siccome il colesterolo nei giorni fatidici del Natale si alzerà come lo spread, da oggi solo cucina di magro e verdure, altrimenti non ce la faremo mai.
La cosa più importante, però, di tutto questo periodo luccicante e luminoso è ricordarsi di leggere ai bambini o a noi stessi, almeno ogni sera, una storia o un libro intero dove si racconti il Natale, così niente e nessuno ce lo farà dimenticare!

Bucatini e cavolfiore gratinati al forno

Ingredienti
350 g di bucatini, 250 g di passata di pomodoro fatta in casa, 1 cavolfiore, 1 mozzarella, aglio, burro, Parmigiano Reggiano, uva sultanina, pangrattato, olio extravergine d’oliva, sale e pepe

Preparazione
Lava e taglia a pezzetti il cavolfiore e fallo bollire per lessarlo. Nel frattempo in una casseruola fai appassire uno spicchio d’aglio in camicia con un po’ d’olio: aggiungi poi una manciata di uvetta, in precedenza fatta rinvenire in acqua tiepida e ben strizzata, la passata di pomodoro, il cavolfiore bollito, un pizzico di sale e pepe. Lascia cuocere il sugo per 10-15 minuti. Intanto fai cuocere i bucatini al dente e mettili da parte in una ciotola. Condisci la pasta con il sugo preparato e versala in una teglia, ben oleata e ripassata con il pangrattato, a strati con la mozzarella tagliata a pezzetti: spolvera la superficie con pangrattato e Parmigiano Reggiano grattugiato e aggiungi qualche nocetta di burro. Metti in forno preriscaldato la teglia con la pasta e cavolfiore a 180°C e lasciala cuocere per 20 minuti, ricordando di coprirla con la carta forno per i primi 10 minuti. Servi il piatto caldissimo, con la crosticina in superficie croccante.

Abbinamento consigliato: un ottimo Frascati Superiore DOC, il “Racemo” dell’Azienda Agricola L’Olivella. Un vino antichissimo che arriva dalle zone dei Castelli Romani, leggero, sapido, fresco, dai profumi fruttati e verdi allo stesso tempo, vellutato e beverino.

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about Lidia

Sono una neo-mamma, ex-carnivora, in rotta di collisione con il mondo bio. In equilibrio precario tra la disciplina Zen di coltivare sul balcone e la tentazione di abbandonarmi al fritto, cerco costantemente conferme da tutti (cane compreso) Abito in Via delle Ortiche 23, primo piano, appartamento a nord.

2 comments
  1. barbara @ pane&burro says:

    ma insomma, a rischio di sembrare ripetitiva io ve lo devo proprio dire.. questa Via Delle Ortiche mi piace ogni giorno di più! l’atmosfera che si respira qui da voi ad ogni post è magica, sia per le foto, che per il vostro modo originale di scrivere.. bravissime! continuate così
    mi riconosco in alcuni aspetti dell’incubo da feste natalizie (anche se per fortuna non ho dei parenti serpenti come quelli che illustrate voi!) a me il Natale non dispiacerebbe troppo come festa, adoro decorare la casa e creare l’atmosfera.. quello che apprezzo sempre meno è l’aspetto consumistico del regalo a tutti i costi (capisco che basta il pensiero, ma a volte ricevo certe cose che mi viene in automatico una faccia da “boh” che faccio fatica a nascondere) e temo come una raccomandata di Equitalia domande come “che facciamo a capodanno?” e simili.. se fosse per me io me ne stare rintanata in casa con la mia famiglia (parenti accettati fino al 1 grado diretto) dal 24 al 6 gennaio, a cucinare e chiacchierare insieme, tra ricette di famiglia e aneddoti dei natali passati..

    • Federica Pasqualetti says:

      Grazie Barbara! Siamo felici che le nostre storie continuino a piacerti! Hai ragione: cucina a go go, storie da raccontare e film da guardare sotto un panetto finché non arriva Natale e magari pure la Befana! Che bello sarebbe! 🙂

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