Non saprei dire il motivo, ma so che è necessario che io componga un numero telefonico il più velocemente possibile. Un numero di cellulare: dieci cifre. Qualcosa di molto importante dipende dalla mia capacità di completare questo gesto apparentemente semplice con il telefono senza fili dello studio. Il tempo è pochissimo e arrivata alla penultima cifra, non senza ansia, mi accorgo di aver premuto il tasto sbagliato. L’incubo è questo, non contiene zombie, guerriglieri, insetti: un telefono, dieci cifre. Non ricordo di aver mai avuto sogni più spaventosi.

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Così mi ritrovo sveglia alle 3:10 del mattino a occupare la metà del letto in cui di dormire non se ne parla più. Ora, se si possiede un fidanzato/compagno/marito dal sonno pesante, si può anche pensare di accendere il Mac sulla scrivania Glasholm/Finnvard ai piedi del letto e mettersi a guardare una delle 142 serie tv che Emma ha deciso di caricare su una chiavetta usb a forma di Iron Man. Se, invece, l’occupante dell’altra metà è un generatore di onde alfa che percepisce la presenza di un motore acceso a 1 km di distanza, l’unica soluzione è quella di chiudersi la porta della camera alle spalle e fingere che sia mattina.

Quando è stato il momento di cercare un appartamento insieme, ormai più di un anno fa, ho creduto che il nome di questa via fosse un segno. Cominciare una nuova vita gettando tutto alle ortiche. E la settimana scorsa, costretta da Lidia a raccogliere quintali di pomodori nell’orto, le ortiche le ho viste davvero: ovunque. Mi sono sempre chiesta come facesse un’erba così straordinaria ad avere una così brutta reputazione. Quando si pensa all’ortica, si pensa al suo unico difetto e si ignorano tutte le sue qualità. Sarà l’insonnia, ma mi ritrovo a pensare a quante persone riservino a me lo stesso trattamento.

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Alle 3:25 sono nell’orto a raccogliere ortiche. Una parte di me pensa al risotto che faceva mia nonna e alla minestra di cui parla l’autobiografia di Edna O’Brien che ho sul comodino, un’altra parte si chiede che faccia faranno le altre inquiline quando vedranno il lavoro terminato, domattina.

Risotto alle ortiche e Asiago

Ingredienti
180 g di riso Vialone nano, 20 g di Asiago, 2 carote nere, 1 patata bianca, 1 patata rossa, 1 mazzo di cime di ortiche fresche, 1 cipolla rossa, 1 cucchiaino di rosmarino tritato, 1 cucchiaino di origano tritato, vino bianco secco, olio extravergine d’oliva, burro, sale e pepe

Preparazione
Innanzitutto prepara un litro di brodo di verdure con le carote nere, le patate e metà cipolla rossa. Dopodiché lava l’ortica con i guanti. Nel frattempo scalda in una casseruola due cucchiai di olio extravergine, poi trita l’altra mezza cipolla e lasciala rosolare brevemente. Quindi versa il riso e tostalo leggermente come nella normale preparazione del risotto. Abbassa la fiamma e mescola con un cucchiaio di legno: appena il riso avrà assorbito il condimento diventando lucido, aggiungi l’ortica tritata e sfuma con il vino. Comincia ad aggiungere il brodo un mestolo alla volta continuando a mescolare. Poi unisci il rosmarino e l’origano tritati e porta il risotto a cottura in circa 20 minuti, sempre continuando a mescolare di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Aggiungi un pò di sale e pepe e, a 5 minuti dalla fine della cottura, unisci l’Asiago a pezzetti. Togli il risotto dal fuoco, leggermente al dente, e fallo mantecare con una noce di burro. Coprilo e lascialo riposare per un paio di minuti prima di servirlo.

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about Daniela

Mi definiscono una salutista seriale. Se dovessi definirmi in tre punti direi: pilates, consigli della nonna, design Ikea. Se potessi aggiungerne un quarto sarebbe l'Irlanda. Abito in Via delle Ortiche 23, primo piano, appartamento a nord.

1 comment
  1. Little Miss Book says:

    Ho ricordo terribile delle ortiche: un giorno ci sono finita dentro e il prurito non mi lasciato in pace. Era l’infanzia.
    Non avevo mai pensato di “gettare tutto alle ortiche”, a questa metafora… magari le cose disgraziate faranno la fine che si meritano.

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