La prima regola della montagna: mangiare prima di fare ogni cosa. Mangiare prima di uscire a camminare alla mattina, mangiare prima di andare a sciare, mangiare prima di arrampicare. Mangiare prima, che dopo non si sa mai.

prova 3

Io le settimane bianche non le ho mai fatte veramente. Ma neanche desiderate poi tanto, a dirla tutta. Per due ottimi motivi: non so sciare in nessun modo o forma e l’unica cosa che riesco a fare è imitare le slavine e, soprattutto, la mia voglia di movimento, in particolare su superfici innevate o rocciose in salita, è pari allo zero assoluto.

Con la scusa, neanche troppo scusa, di voler provare la carne di yak dell’allevamento di Messner, eccomi quest’anno in mezzo alla neve, con una distinta combriccola di sportivi, fra cui Paolo il marito di Lidia e un certo numero di suoi attrezzatissimi amici, che prendono la questione “montagna” davvero sul serio. Quindi giornata tipo: sveglia alle 6:00 per la “vestizione” rituale – mangiare – sciare per 4 ore – mangiare – sciare per altre 4 ore – mangiare. E quando non è “sciare” è camminare e\o tutto il resto.

senza titolo (5 di 5)

Dopo un mio primo tentativo con lo sci di fondo, seguito dalla prova slittino e una collisione con un gatto delle nevi, ci riprovo almeno con una bella camminata in montagna. Ad un certo punto vedo una bicicletta che scende a folle velocità da una pista e penso che sia un miraggio causato dalla fatica provocata dai 15 chilogrammi di tuta termica e scarponi che ho addosso. Invece no, è vero: un uomo su una bicicletta che al posto delle ruote ha piccoli sci. A quel punto capisco che decisamente gli sport invernali non fanno per me e che sarà meglio aspettare la fine della vacanza nella baita, pensando che una vera vacanza non ti provoca dolori in parti del corpo che non sapevi neanche che esistessero.

Così, davanti al camino acceso e mentre guardo le montagne intorno che sovrastano tutto quanto, mi immagino in solitudine le grandi avventure, le lotte silenziose con la natura, un angolo di me stessa che vorrei ricercare e trovare.
Sulla scia dell’immaginazione benefica di una serie non indifferente di contese interiori, all’improvviso mi torna in mente una piccola battaglia mai risolta tra me e il mio orgoglio in cucina.

Uno dei piatti tipici della montagna sono i famigerati Spätzle, tipici gnocchetti dalla forma irregolare ben diffusi nelle zone Alpine, che si cucinano con un attrezzo simile ad uno schiacciapatate, attraverso il quale far colare l’impasto a strisciolette direttamente nell’acqua bollente. Il segreto è nella consistenza dell’impasto ed erano il mio piatto forte, anni fa lo cucinavo continuamente in mille modi e maniere. Poi un giorno la maledizione: impasti liquidi, spalmati nell’acqua che si aggrumavano in un unico enorme gnocco galleggiante. Non c’era niente da fare, decine di prove sempre con lo stesso risultato. Un dramma.

È passata una decina d’anni e non ho più cucinato quel piatto. Oggi, senza nessuno che mi osserva, anime della montagna a parte, ci riprovo. Una lotta unica tra me e l’impasto colloso. Come quando non pensi al passato da tempo e un giorno, inaspettati, riemergono ricordi che vorresti lasciare dove sono anche se hai bisogno di farli andare via, da qualche altra parte.

prova 5

Gli sportivi sono di ritorno. Gli chiedo se hanno visto il sole che scendeva sulla montagna, il buio che arrivava, le ombre. Mi rispondono di no. Sorrido, vittoriosa perché invece, in qualche modo, io la montagna l’ho capita. L’incantesimo è spezzato ed è già in un’enorme ciotola fumante.

“Con i valloni deserti, con le gole tenebrose, con i crolli improvvisi di sassi, con le mille antichissime storie e tutte le altre cose che nessuno potrà dire mai…”
Dino Buzzati

Spätzle verdi con fonduta di Asiago e Speck croccante

Ingredienti
200 g di spinaci lessati e già strizzati, 250 g di farina bianca biologica “00”, 200 ml di crème fraîche o panna acida, 100 g di Speck dell’Alto Adige IGP a fette, 100 g di Asiago DOP stagionato, 3 uova, noce moscata, erba cipollina, 180 g di miele d’acacia, sale e pepe

Preparazione
Per prima cosa metti le fette di Speck in una teglia ricoperta di carta forno e appoggia sulla superficie un altro foglio di carta per coprirle per bene: mettile in forno a 160-180°C e lasciale cuocere finché le fettine di speck non risulteranno rigide e croccanti. Trita gli spinaci, che avrai già lessato e strizzato accuratamente per togliere l’acqua in eccesso, e mettili in un mixer insieme alle uova, 100-120 ml d’acqua, la noce moscata grattugiata e un pizzico di sale, finché non otterrai una crema liscia e senza grumi. Aggiungi, a poco a poco, al composto appena preparato la farina continuando a mescolare per amalgamare accuratamente gli ingredienti: l’impasto dovrà presentarsi denso e colloso. Nel frattempo metti a bollire dell’acqua in una pentola capiente con una piccola manciata di sale. Ed ora il condimento: in una padella antiaderente fai sciogliere l’Asiago tagliato a piccoli pezzetti con la panna acida, aggiungendo se necessario qualche cucchiaio di latte, e insaporisci con un po’ di pepe, un pizzico di sale e due cucchiai di erba cipollina precedentemente tritata. A questo punto prepara i tuoi gnocchetti: metti con il mestolo l’impasto agli spinaci in uno schiacciapatate (o nella piccola grattugia con tramoggia per spätzle) e spremi, posizionandoti sopra la pentola d’acqua in ebollizione, lasciando fuoriuscire la pastella a strisciolette direttamente nell’acqua bollente. La cottura è velocissima: appena gli spätzle riaffioreranno dalla superficie potrai scolarli con una schiumarola. Falli saltare in padella, per qualche secondo, nel condimento preparato e poi servi gli spätzle con lo Speck croccante sbriciolato sulla superficie e qualche scaglietta di Asiago. Se di stagione, al posto degli spinaci, si possono usare anche le ortiche.

Abbinamento consigliato: un grande vino, dal fascino sottile e raffinato: il Pinot Nero Blauburgunder dell’Abbazia di Novacella. Ha tantissimi aromi come lavanda, zenzero, pepe rosa, menta insieme a frutti rossi come ribes e ciliegie, melagrana e mirtillo. Grazie alla sua discreta freschezza e ai tannini vellutati accompagna con eleganza sia piatti saporiti che delicati.

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about Laura

Dicono che io sia una foodie esperta, musicofila e librofila, irrimediabilmente affetta dalla sindrome della tuttologia. Se la vita fosse una selezione di categorie, mi collocherei in quella degli "smanettoni". Moderatamente nerd, talvolta mi convinco di essere la reincarnazione di Carême. Abito in Via delle Ortiche 23, primo piano, appartamento a est.

6 comments
  1. alessia mirabella says:

    Quando cammino qui, in Via delle Ortiche 23, vengo rapita. E’ come entrare in un sogno, con immagini meravigliose che supportano le storie raccontate, o forse dalle storie raccontante che supportano meravigliose immagini. E’ una costruzione nella costruzione, una sorta di matrioska. Ale

    • Federica Pasqualetti says:

      Ciao Ale, grazie mille!!! Esatto: una costruzione nella costruzione, una spiegazione perfetta! Siamo felicissime di “rapirti” bonariamente ad ogni tuo passaggio! 🙂
      Un abbraccio e a presto!

  2. Gelmina says:

    che storia! A me proprio toccato di imparare a sciare quando mi sono trasferita a Cuneo.. avvolta delle montagne non sapevo cosa fare l’altro qui in inverno.. Dopo qualche anno finalmente mi diverto, ma non vi dico quanto ho faticato! 😀
    Gli spatzle erano già da un pò nella mia lista da provare, però non immaginavo che c’è grande rischio dietro l’impasto. Ora mi tocca di provarli 🙂

    Buona settimana!

    • Federica Pasqualetti says:

      Ciao Gelmina, eheh, ci credo assolutamente che tu abbia faticato tantissimo ma sono felice che alla fine la montagna di ha conquistato. Conquista tutti prima o poi… Devi assolutamente provare gli spatzle e poi farci sapere se ti sono piaciuti! Un abbraccio, a presto e buona settimana anche a te!

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