1

Nella terna dei programmi televisivi di cui non posso fare a meno ci sono, in ordine sparso:

a) Cucine da Incubo, in cui un elettrico Gordon Ramsay insulta senza pietà i titolari di bar e ristoranti traghettandoli verso la perfezione (e paradossalmente, in percentuale preoccupante, anche verso la chiusura definitiva);

b) Affari di Famiglia: la geniale gestione famigliare di un banco dei pegni a Las Vegas con annessa sfilata di esperti che vengono chiamati a valutare mappe dello sbarco in Normandia, camper messi in palio dalla Coca Cola negli anni ’70, armi di tutti i tipi e altre meraviglie dall’utilità molto discutibile;

c) la vita dell’imprenditore edile Jonathan e del gemello agente immobiliare Drew che comprano e sventrano e riassemblano case fatiscenti trasformandole in piccoli paradisi domestici, ovvero quella piccola perla che è Fratelli in Affari.

2

Dopo la cena di prova in cui l’uomo appena vinto da Emma alla lotteria dei single è stato sottoposto a un’esercitazione di virilità che consisteva nell’ignorare di essere a tavola con quattro donne e l’ologramma di Martha Stewart, mi è parso chiaro che il mio ruolo in questa spinosa faccenda doveva essere quello di riportare Laura sulla Terra e la sua casa al 2016.

3

In fondo se Emma può convincersi di essere un medico per aver studiato 15 anni alle scuole serali di ER ed aver conseguito la specializzazione in diagnostica sotto la rigida guida del dottor Gregory House, allora io senza troppi problemi e con buona pace dei miei professori universitari posso ammettere che nonostante gli anni di studi in architettura e la specializzazione in orrendamento di interni (come ci teneva a ribattezzarlo mia nonna) devo gran parte della mia passione ai pomeriggi passati in compagnia dei gemelli Scott. Nel 2011, proprio mentre rischiavo di finire sotto l’interregionale “ho sbagliato tutto nella vita” sono arrivati questi due canadesi bruttini a dirmi che avevo fatto la scelta giusta, seguito la strada giusta, perché non c’è niente di più divertente al mondo, niente che dia più soddisfazione di un Extreme Makeover: Home Edition (programma che di un soffio non entra nella terna).

9

Occupo l’appartamento di Laura con cavalletti, barattoli di vernice e mazzette. La mia unica password ai tempi dell’Università era “Pantone”. Accompagno il tutto con l’unico piatto possibile: l’impeccabile geometria e il matrimonio dei colori della cucina giapponese. Il rischio è solo quello di confondere le bacchette con i pennelli, ma farò il possibile per evitarlo.

Sushi fatto in casa

Ingredienti
600 ml di acqua fredda, 500 g di riso per sushi, 200 g di filetto di salmone, 200 g di filetto di tonno, 100 ml di aceto di riso, 50 g di zucchero, 10 g di sale, 4-6 gamberi cotti al vapore (già sgusciati), 1 avocado, fogli di alga nori, semi di sesamo nero, wasabi, salsa di soia, zenzero sottaceto a fettine (gari), una stuoietta di bambù

Preparazione
Per prima cosa occorre preparare il riso gohan: per eliminare il più possibile l’amido, risciacqua molto bene il riso in una ciotola, finché l’acqua non risulterà limpida. Dopo averlo filtrato e fatto asciugare mettilo in una pentola con l’acqua e fallo cuocere a fuoco medio per 10 minuti e a fuoco basso per altri 12 minuti. A cottura ultimata spegni il fuoco e lascia riposare il riso nella pentola per 10 minuti senza togliere il coperchio. Nel frattempo versa l’aceto di riso, lo zucchero e il sale in un’altra pentola e lasciali sciogliere a fuoco molto basso. Versa il riso, ormai raffreddato, in un contenitore e aggiungi il condimento appena preparato: mescola con una spatola di legno e copri il riso con un panno umido. Questo riso è perfetto per preparare, fra gli altri: nigiri, maki e uramaki.
Per preparare i nigiri: bagnati le mani con l’acqua tiepida, prendi il riso e forma delle polpettine allungate nel palmo della mano premendo leggermente con due dita (indice e medio) per compattarle. Prepara delle fettine più o meno della stessa misura di salmone crudo e tonno crudo (o qualsiasi altro pesce, meglio se senza lische) e disponile sulle polpettine, premendo ancora un po’, sempre nella stessa modalità, per permetterne l’unione con il riso. Allo stesso modo puoi prepararne alcuni mettendo al posto del pesce crudo un gambero cotto al vapore, sgusciato e aperto a metà. Se ti piace il piccante puoi aggiungere una piccola spennellata di wasabi tra il pesce e il riso. I nigiri vanno gustati interi intingendoli, rigorosamente dalla parte del pesce, nella salsa di soia.
Per preparare l’uramaki: per prima cosa metti una foglia intera di alga nori sulla stuoietta di bambù, precedentemente rivestita con pellicola trasparente, poi bagnati le mani in acqua tiepida e stendi una manciata di riso in maniera uniforme su tutta la superficie dell’alga, senza schiacciare troppo. A questo punto cospargi il riso con i semi di sesamo nero e capovolgi la foglia di alga, mettendo il riso a contatto con la stuoietta. Al centro della superficie aggiungi la farcitura: bastoncini di avocado (o cetriolo, carota, etc.), pezzetti dello spessore di circa 1 cm di salmone o tonno crudo (o qualsiasi altro pesce precedentemente preparato). Prendi il bordo inferiore della stuoia e, continuando a premere delicatamente con le dita la farcitura verso l’interno, arrotola il composto come un involtino. Dopo aver modellato il rotolo per compattarlo con una leggera pressione uniforme nel senso della lunghezza, l’uramaki è pronto per essere tagliato: prendi un coltello molto tagliente, bagna la lama e taglia il roll a metà, poi dividi le due metà in altre due parti per ottenere 6 pezzi. Puoi servirli guarniti con wasabi, zenzero sottaceto e salsa di soia.
La preparazione del maki (futomaki o hosomaki) è pressoché identica tranne per alcuni elementi: l’alga nori ricoperta di riso non va capovolta poiché dovrà rimanere all’esterno, non si utilizza come guarnizione il sesamo e il ripieno di pesce e avocado (o altre verdure) viene posizionato non al centro dell’alga nori, ma verso il bordo esterno. Anche i maki possono essere gustati accompagnati da wasabi, zenzero sottaceto e salsa di soia.

Print Friendly

about Daniela

Mi definiscono una salutista seriale. Se dovessi definirmi in tre punti direi: pilates, consigli della nonna, design Ikea. Se potessi aggiungerne un quarto sarebbe l'Irlanda. Abito in Via delle Ortiche 23, primo piano, appartamento a nord.

2 comments
  1. Manuela says:

    Vorrei abitare anch’io in questo condomino!!! Meravigliose foto, il look del blog, le ricette ….tutto insomma! Sono una creativa per passione, adoro cucinare e sperimentare, con il cibo e con i materiali, e mi piace fotografare ( mi definisco una donna che fa foto e non una fotografa)…e i viaggi. Ecco, siccome non riesco a viaggiare molto, mi perdo nelle foto travel degli altri!
    Sono Manuela e continuerò a seguirvi con passione!!!

    • Carlotta Fiore says:

      Ciao Manuela! Benvenuta in Via delle Ortiche 🙂 Grazie davvero, siamo contentissime di averti fatto viaggiare anche se, per questa volta, solo con il pensiero 😉 Un grande abbraccio!

Lascia un commento