Quando cerchi senza successo una direzione e le persone intorno a te sembrano miracolosamente averla trovata, c’è un solo luogo che possa dare rifugio e conforto. Non c’è altro posto sulla faccia della Terra che sia in grado di offrirti quello che cerchi. È solo e unicamente per questo che sono state inventate le pasticcerie.
Entro e mi dirigo a passo spedito verso una torta al cioccolato sapientemente collocata sull’altare del bancone, quando sento una voce alle mie spalle.

-Ti ricordavo più magra.
Non ho bisogno di voltarmi per sapere a chi, né come, rispondere.
-Ti ricordavo più simpatico.

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Digressione. Ci sono persone che non passano mai. Non è un gran scoperta. Alcune persone passano, altre no. Le incontri una volta, anche per poco e sai che saranno sempre lì: nella zona inconclusa, quella specie di giardino che costeggia il quartiere stracolmo di edifici in cui abitano i protagonisti della tua vita. Caserma professori e compagni di liceo, palazzo parentele, condominio attuale impiego, ospedale delle amicizie zoppe. E poi il giardino, tutto intorno. Nessuna parete, nessun recinto. Posso dire con assoluta certezza che da quando ci siamo incontrati per la prima volta, lui è sempre stato nel giardino. Forse all’inizio con una sedia pieghevole da campeggio, ha acceso un fuoco, ha piantato due alberi, ha aspettato che crescessero e ha legato ai tronchi le estremità di un’amaca. Quando ha capito che la questione si stava facendo lunga, ha chiamato un’impresa edile (grandi lavoratori, brave persone, non si fermavano nemmeno per un bicchiere d’acqua) e si è concesso un villino. Adesso anche lui ha una casa, ma senza porte, perché resta pur sempre nel giardino e del giardino deve seguire le regole.

Ci sediamo e io cerco di destreggiarmi tra le troppe cose che vorrei dire e lo stato di imbarazzo perché nessuna di queste cose, una volta detta, sembra avere la minima importanza.
Ripenso a quella canzone di Johnny Cash in cui dopo anni dal loro ultimo incontro, lui la vede attraverso la finestra del Silver Spoon Cafe. Sembra sola, lui la raggiunge, sorridono, “i vecchi ricordi avrebbero conquistato il suo cuore”. Improvvisamente ripensa a quanto fosse bello, le dice che non è tardi per ricominciare. Potrebbero passare la notte insieme, riprendere da dove avevano lasciato, perché alla fine della partita non gli sembra davvero possibile essere stato così stupido da averla abbandonata. Forse per questo va letteralmente nel panico quando lei si gira per andarsene. Le sente dire “sì, ho bisogno di qualcosa, ma quel qualcosa non puoi essere tu”. Dannata country music. Ho sempre sognato di possedere anche solo un grammo della grazia delle donne nelle canzoni di Johnny Cash, ma forse è semplicemente qualcosa che non mi appartiene. Non sarò mai quella che getta nello sconforto un uomo lasciandolo come uno stoccafisso in una pasticceria.

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Di una cosa, però, sono certa: questa volta non cadrò nella trappola del “sentiamoci, qualche volta”. Ho l’esistenza costellata da miliardi di caffè ipotetici, se li avessi riscossi tutti probabilmente avrei già avuto un infarto. Comunque. Nella trappola stavolta non ci casco.
-La settimana prossima organizziamo una cena di prova per il progetto della mia vicina. Mi farebbe piacere se volessi venire.
Nell’ordine, Lidia avrà una crisi isterica, Laura mi ricoprirà di insulti, Daniela (più semplicemente) mi ucciderà. Perché non c’è nessuna cena, ma non importa: se ho capito come vanno le cose allora sicuramente lui non accetterà.
Dopo una pausa, una frazione di secondo, un secolo intero, risponde.
-Farebbe molto piacere anche a me.

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Torta di cioccolato all’inglese

Ingredienti
600 g di burro, 280 g di zucchero semolato, 250 g di zucchero a velo, 250 g di farina bianca “00”, 200 g di cioccolato extra fondente, 100 ml di panna fresca, 75 g di cacao amaro in polvere, 5 uova, 3 cucchiaini di lievito per dolci, lamponi freschi

Preparazione
Per prima cosa prepara gli strati di torta soffice: mescola con energia 280 g di burro, già ammorbiditi a temperatura ambiente, con 280 g di zucchero semolato fino ad ottenere una crema omogenea e liscia. A questo punto aggiungi 5 uova: una alla volta, fino a completa incorporazione. Setaccia la farina bianca e dopo averla mescolata insieme al lievito per dolci e a 30 g di cacao amaro, inizia ad amalgamarla con una spatola o un cucchiaio di legno alla crema di burro montato appena preparata. Versa l’impasto al cacao in tre teglie, ben imburrate, di ugual misura (18-20 cm circa) e mettile a cuocere in forno preriscaldato a 180°C per 20-25 minuti. A cottura ultimata togli le teglie dal forno, lascia raffreddare e otterrai 3 torte basse soffici al cioccolato. Nel frattempo prepara la crema per la farcitura: trita il cioccolato fondente e fallo sciogliere a bagnomaria in un pentolino. Mentre il cioccolato si raffredda monta lo zucchero a velo con 300 g di burro fino ad ottenere un composto spumoso e soffice. Aggiungi 45 g di cacao amaro in polvere e, dopo aver mescolato, il cioccolato fuso già raffreddato. Amalgama tutto molto attentamente e aggiungi al composto la panna fresca a temperatura ambiente. La crema al cioccolato ottenuta dovrà essere lucida e molto liscia. Prendi le tre torte soffici: posizionane una su un piatto o vassoio e ricoprila di crema al burro e cioccolato con un cucchiaio. Dopo averla spalmata uniformemente copri con l’altro disco di torta e spalma altra crema: termina il dolce posizionando l’ultimo strato. A questo punto ricopri tutta la superficie della torta con il restante frosting al cioccolato utilizzando una spatola. Donale una forma disordinata e increspata e guarnisci con lamponi freschi o anche praline al cioccolato o riccioli di cioccolata bianca. La torta va lasciata riposare in frigorifero per almeno un’ora e poi può essere gustata.

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about Emma

Sono una cinefila per vocazione, procrastinatrice professionista, laureata nell'arte di scongelare. Vivo di serie TV e ricordi d'America. Non ho (ancora) imparato a cucinare, ma spesso me ne dimentico. Abito in Via delle Ortiche 23, piano terra, appartamento a ovest.

4 comments
  1. Marzia says:

    C’è di bello che da quel giardino, passa un sacco d’aria. Aria calda, aria frizzante, aria fresca, aria di nostalgia, aria di maggio, aria di fine agosto, aria di chiuso e poi aria leggera e fresca… Chi abita quelle mura non perderà mai la comodità di aver un giardino dentro casa, ma l’aria, l’aria soffierà vivace w nulla glielo impedirà..e verrà un giorno il tempo delle mele, e l’inoacciato abitante, si guarderà nello specchio appeso ad una finta porta d’ingresso e sorriderà, ora consapevole di quanta bellissima e viva aria di sia perso.

    • Carlotta Fiore says:

      Ciao Marzia,
      la soddisfazione più grande che si possa avere qui in via delle Ortiche è sapere che qualcuno ha apprezzato i nostri racconti e li abbia fatti propri, dedicandoci un momento e un bel pensiero. Per questo ti ringraziamo davvero molto e ti abbracciamo! <3

  2. Antonella M. says:

    …ecco di chi era la mano maschile nella cena del super-progetto qualche post più avanti!

    Mi piace tanto l’idea di “collocare” le persone in un dato posto del quartiere della ns vita; da quando ho letto questo post ho iniziato a “collocare” anch’io le mie e non so perché, ma ci sono due cugine che dal palazzo parentela sono finite nello scantinato in fondo alla strada! Dici che vorrà dir qualcosa?!

    Emma è da 2 post due avanti che vorrei dirti che anch’io “sento” di essere un medico, i miei studi serali sono stati conseguiti nella grande accademia di Grey’s Anatomy, Laurea non conseguita per decesso del mio tutor Derek Shepherd: Tragedie della vita…

    Un abbraccio grande da una lettrice affezionata, forse troppo silenziosa.
    A.

    • Carlotta Fiore says:

      Ciao Antonella! Lo scantinato in fondo alla strada temo sia il palazzo più affollato di tutti anche per quanto mi riguarda: bisognerà pensare di ampliarlo prima o poi!
      Siamo in tante ad aver studiato con il Dottor Shepherd, trovare un altro mentore non sarà impresa facile… 😉
      Un grande abbraccio!

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