Cara Santa Lucia,
sono ancora io, Emma. Non è che in un anno sia cambiato molto, ma sono sicura di riuscire a trovare anche questa volta qualcosa da raccontarti.

Sto ancora studiando, anche se siamo rimasti in pochi a saperlo. Tutti gli altri credono che mi sia ritirata e ci sono giorni in cui l’Università mi sembra poco più di un ricordo lontano. Nel frattempo lavoro come segretaria e penso che tra gli occhiali e il gatto il mio futuro sia piuttosto segnato. Però c’è da dire che ho conosciuto un ragazzo, stiamo uscendo da un po’ e facciamo tutte le cose che tra qualche mese smetteremo di fare, ma per il momento sembrano infinite.

Tu come stai? Immagino non te lo chieda mai nessuno. Probabilmente perché tutti quelli che ti dedicano le loro lettere hanno tra i sei e gli undici anni. Mi è sempre piaciuto scriverti, soprattutto quando credevo nella tua esistenza, ma anche dopo. Babbo Natale e la Befana mi sono sempre sembrati esagerati, con i loro mezzi di locomozione volanti, ad accontentare tutto il mondo. Mi piaceva che in altre città tu non passassi, che in altri paesi nemmeno conoscessero il tuo nome. Mi faceva sentire parte di qualcosa di speciale.

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Mi ricordo che quando tornai a casa da scuola, il giorno in cui il mio compagno di classe mi disse “non crederai ancora a Babbo Natale? Non hai capito che è tuo papà?” dopo aver velocemente abolito il pensiero che mio padre vivesse al Polo Nord e passasse dicembre alla guida di una slitta volante, chiesi conferma a mia madre e davanti al suo sorriso imbarazzato chiesi semplicemente “Però Santa Lucia esiste, vero?”.

Mi disse che no, non esistevi nemmeno tu, ma che ancora per qualche anno avrei fatto finta di non saperlo. Non è stata precisa sul quanto, ma immagino che intendesse fino a quando i miei cugini più piccoli non avessero incontrato un odioso compagno di classe che con un sorrisetto malefico avrebbe messo fine alla loro infanzia. Con loro ci riunivamo nel salone a casa della zia e aspettavamo che tu lasciassi i regali in cortile. Non l’ho mai detto a nessuno, ma il 13 dicembre del ’94 sono certa che fossimo tutti nella stanza, quando ti sentimmo arrivare. Comunque.

Come ogni anno ti faccio la mia richiesta, che sei libera di ignorare e come ogni anno ti lascio qualcosa da mangiare. Sei libera di ignorare anche questo, se hai già fatto il pieno di latte e biscotti altrove. Dopo i fallimentari tentativi degli anni passati (ricordo una spongata e un esperimento di torrone che ho disonestamente rimpiazzato con quello del supermercato) ho deciso di provare con una torta di scarole (Laura, la mia vicina, mi ha suggerito che forse avresti gradito qualcosa di salato).
Al posto del latte ti lascio una birra e, naturalmente, prometto di non dirlo a nessuno.

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La mia richiesta, dunque.
Vorrei il cofanetto completo di The West Wing, ma solo se ti resta tempo: la precedenza ai bambini.

Buon appetito, all’anno prossimo.
Un abbraccio,

Emma

Pizza di scarole

Ingredienti
1 kg di farina bianca “00”, 4 patate, 15 g di lievito di birra, 5 cespi di scarola, 30 g di pinoli, 30 g di uva sultanina, 2 spicchi d’aglio, 2 acciughe, olio extravergine d’oliva, sale e pepe

Preparazione
Fai lessare le patate con la buccia. Appena pronte inizia a impastare la farina con le patate ridotte in purea con lo schiacciapatate, un pizzico di sale e il lievito, aggiungendo un po’ d’acqua tiepida se necessario. Lascia lievitare il panetto ottenuto per 30-40 minuti. Nel frattempo pulisci e lava le scarole, scottale in acqua bollente e leggermente salata, e strizzale delicatamente.
In un tegame antiaderente a parte fai imbiondire l’aglio con un po’ d’olio, poi elimina gli spicchi e aggiungi le scarole tagliate a pezzi, le olive, i pinoli, l’uva sultanina, le acciughe tritate e un pizzico di sale e pepe. In una teglia accuratamente unta, dopo aver preparato due sfoglie mediamente sottili, stendi uno strato di pasta, distribuisci il ripieno preparato e copri con il secondo strato di pasta. Fai cuocere la pizza di scarole in forno preriscaldato a 180°C per 40 minuti e servila calda, ma anche fredda è ottima.

Abbinamento consigliato: la Nora di Baladin, una birra prodotta con grano Kamut e aromatizzata allo zenzero e scorze d’arancia, amaricata con la Mirra, una famosa resina etiope. Ha un gusto dolce e cremoso, con sentori balsamici e mielati ma raffinati da note agrumate gradevolissime. Perfetta per gli abbinamenti con piatti mediterranei, golosi e intensi che richiedono un finale asciutto, non troppo amaro ma con un corpo consistente.

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about Emma

Sono una cinefila per vocazione, procrastinatrice professionista, laureata nell'arte di scongelare. Vivo di serie TV e ricordi d'America. Non ho (ancora) imparato a cucinare, ma spesso me ne dimentico. Abito in Via delle Ortiche 23, piano terra, appartamento a ovest.

4 comments
  1. valerita says:

    Emma resta la mia preferita. Punto.
    Anche se al posto di West Wing a Santa Lucia avrei chiesto il cofanetto di Homeland 🙂

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